Cronache

Inter-Napoli, in un certo modo

di Cristiano Carriero e Alfonso Fasano

Il Napolista e Il Nero e l’Azzurro si scambiano i convenevoli prima di Inter-Napoli, in programma domenica sera.  La presentazione della partita – che però va anche oltre, e indaga sulla percezione del Napoli secondo gli interisti e viceversa – è n dialogo tra Alfonso Fasano e Cristiano Carriero, amici virtuali, colleghi e firme dei due siti di approfondimento che parlano di calcio in un certo modo. E che ora proveranno anche a parlarsi in un certo modo, che non è sempre una cosa facilissima.

Alfonso Fasano (AF): E allora, Cristiano, ci siamo. Ci eravamo dati appuntamento qualche tempo fa per questo Inter-Napoli, nel frattempo ho letto in maniera assidua e continua il vostro sito e devo dire che siete ironici, pungenti, realisti e ovviamente competenti. Vi direi che siete molto carini, se non fosse che pare quasi voglia prendervi in giro quando in realtà non è così. Non voglio neanche arruffianarvi. Sono serio. Però, questo devi lasciarmelo dire: se voi siete carini, e lo siete, rappresentate la contrarietà assoluta ad un’Inter irriconoscibile. Quindi, ti chiedo sinteticamente, giusto per aprire le danze: che cacchio è successo all’Inter, come vi siete ridotti in questo stato?

Cristiano Carriero (CC): Grazie per i complimenti, che ovviamente sono rivolti a noi e non all’Inter. Ecumenicamente è successo che l’Inter ha speso molte energie in una rimonta che è stata favorita anche da un calendario favorevole, in un momento della stagione in cui andava anche tutto per il verso giusto. Basti pensare che a Bologna ha segnato addirittura Gabigol. Quando fai una rimonta e rincorri possono accadere due cose: o voli sulle ali dell’entusiasmo, oppure crolli una volta che l’obiettivo sfuma. Nel caso dell’Inter gli sliding door sono stati la partita contro la Juventus (persa male, malissimo, più per le lagne che per una effettiva inferiorità sul campo che quel giorno non si è vista) e quella contro la Roma, persa invece per KO tecnico, in una serata in cui abbiamo capito che la Champions non poteva essere un obiettivo realistico.

(Photo by Mario Carlini / Iguana Press/Getty Images)

Il derby poteva essere la gara del riscatto, invece è diventata quella della condanna definitiva. Adesso c’è solo chiudere la stagione in maniera dignitosa, sesto posto o no, e chiaramente ottenere almeno una vittoria di prestigio, in un campionato con un solo sussulto (la vittoria casalinga con la Juventus) sarebbe il minimo. Proprio allacciandomi alla questione di “minimo” e “massimo”, ti chiedo sinceramente: non avete la sensazione di aver perso una grande occasione in questi anni, con una squadra che gioca così bene, l’assenza delle milanesi e la Juve impegnata a provare a vincere la Champions?

L’Europa League, rimpianto (del Napoli 2015) e possibilità (per l’Inter di oggi)

AF: Già solo leggendola, so che rispondere a questa domanda mi costerà fatica (e qualche critica). Ti dico: forse sì o forse no, ma con tempistiche (riferite alle stagioni, intendo) che sono lontane dalle sensazioni comuni dei tifosi del Napoli. Credo che i due secondi posti (2013 e 2016) e il terzo posto di Benitez (2014) siano stati gli anni in cui il Napoli ha fatto davvero il massimo per l’organico a disposizione. Ho qualche rimpianto su quest’anno, per punti persi ingenuamente per strada che avrebbero potuto portarci allo scontro diretto di marzo con la Juventus a -7, per esempio, e sarebbe stata un’altra storia. Per noi e per loro.

Secondo me, però, la più grande occasione persa resta l’Europa League del 2015. Una chance vera, reale, per un successo europeo. Difficilmente ricapiterà. Per lo scudetto, mi sento di rimpiangere meno il passato. Anche perché, come spiegherò meglio in una risposta successiva, credo che questo ciclo di vittorie della Juventus non potesse essere rovesciato in alcun modo. E parlo di forza in campo, ovviamente, non faccio complottismi. Paradossalmente, credo che il (possibile? probabile?) ritorno delle milanesi possa riequilibrare un attimo il campionato, abbassando il tetto punti necessari a vincere il titolo. Come dire: più squadre forti, meno opportunità di fare strisce record. Per tutti. Detto questo, mi aggancio al volo: com’è il vostro progetto per i prossimi anni? Avverrà – e come avverrà – il ritorno delle milanesi secondo un tifoso nerazzurro? Mi pare una cosa interessante da sapere.

CC: Ai giocatori non interessa andare in Europa League, e forse nemmeno alla società interessa troppo. Eppure credo che l’Inter abbia comunque buone possibilità di andarci: né Milan, né Fiorentina mi sembrano all’altezza. Suning ha soldi e voglia, ma deve capire che l’Inter ha anche un suo Dna, mi piacerebbe che non si ripetessero errori come i casting, o le stagioni senza programmazione.

Il tifoso ha fiducia, perché sa che tra qualche mese si riparte da zero, spero che la lezione sia servita a capire che è meglio dedicare subito un buon budget all’allenatore piuttosto che doverne cambiare tre con le conseguenze che stiamo vedendo. Il nome l’ho giù detto, ma mi ripeto, anche perché cos’altro dovrebbe fare Simeone all’Atletico? Mentre che parliamo di allenatori, mi viene da farti una domanda su Sarri: adoro lui e il suo gioco, ma vederlo al Bernabeu in tuta no. Non ce la fate proprio a convincerlo ad adattarsi alle situazioni? (Ovviamente, non parlo solo di look).

I due tecnici (e la partita di domenica)

AF: Parli con un sarrita, moderato ma convinto. Nel senso: adoro e sottolineo i pregi di Maurizio, ma tendo a non negare i suoi difetti. Ecco, quello che dici tu è un difetto che io riconosco, un “problema” estetico che discende dall’autodefinizione del suo personaggio. Volendo forzare un po’ la chiave narrativa, il suo outfit è la trasposizione imposta, sul campo, di un atteggiamento che in qualche modo “dimentica” l’importanza di certi dettagli a certi livelli. È la parte che fa meno danni, comunque, rispetto a una cura “disattenta” della comunicazione, di una certa prossemica, ovvero la forza di un lavoro psicologico sull’ambiente, che poi può proiettarsi pure sulla squadra.

Sarri crede che tutto possa essere risolto attraverso il lavoro sul campo. Un’idea romantica, nobile, bellissima nella sua essenza ma purtroppo non veritiera quando da Empoli passi a Napoli, dai playoff di Serie B passi alla Champions. Il termine che hai usato tu, adattamento, è perfetto. Quello di Sarri a certe dinamiche, forse volutamente o forse no, non è ancora compiuto del tutto. Un po’ come il percorso di Pioli, che però si è fermato ben prima del livello raggiunto da Sarri. Allenatore per allenatore: c’entra qualcosa Pioli in questa crisi tremenda?  E che Inter presenterà domenica sera?

CC: Ma ti rendi conto che noi dobbiamo sentirci dire che abbiamo bisogno di un normalizzatore? Io ho rispetto di Pioli e del suo lavoro, ma non voglio essere normalizzato. Da Helenio Herrera a Mourinho, mi sembra evidente che l’Inter abbia bisogno di un mitomane egocentirco in panchina per vincere. È il nostro destino, ecco perché io vorrei tanto Simeone, o Conte, anche se al momento mi sembra difficile.

Pioli ha fatto quello che poteva fare, ma sinceramente sono convinto, e non lo dico da oggi, che con de Boer saremmo almeno nella stessa posizione in classifica. E con de Boer ricordo due partite bellissime: quella con la Juventus, e quella in casa della Roma. Per quanto riguarda l’Inter che giocherà domenica, ti confesso che io ci arrivo stanco. Mi spiego: non penso nemmeno sia una questione di moduli, non è colpa di Kondogbia se per colpire il pallone di testa la prende di spalla, o di Medel se è costretto a fare un ruolo non suo (ma qual è il suo ruolo?).

Io mi accontenterei di vedere un Inter consapevole. Consapevole che il campionato, comunque vada, è stato un fallimento, e che Pioli andrà via. A maggior ragione vorrei vedere una squadra che gioca per se stessa, per restare all’Inter, cosa che per molti giocatori non è così scontata. Il Napoli è più forte, se la mette sul ritmo e sul possesso palla non c’è partita. Ma l’Inter può creare problemi soprattutto sulle fasce, dove poteva essere devastante e invece è stata intermittente. Ecco, vorrei vedere una gara devastante da parte degli esterni, che nelle rare partite in cui hanno giocato bene ci hanno fatto divertire. E il Napoli da quelle parti soffre parecchio quando viene attaccato. Voi, invece? A che punto siete? E ti chiedo: di cosa avete bisogno per puntare al primo posto?

AF: Il Napoli verrà col suo vestito “classico”, questa squadra è ampiamente definita da tempo. Dal punto di vista del gioco, sai benissimo che i nostri principi e il nostro atteggiamento non si modificano in base dell’avversari. Per quanto riguarda la formazione, invece, si parla di un dubbio Mertens/Milik, che in realtà per me non esiste. Giocherà Dries, un vostro presunto “oggetto del desiderio”. Qualche ballottaggio a centrocampo, ma parliamo di struttura e non di sovrastruttura.

Sul primo posto: io credo che questa squadra abbia bisogno di continuare a crescere. Secondo questo progetto societario, secondo le idee di questo allenatore. Per dimensione economica della proprietà attuale, è difficile fare più di quanto fatto senza una programmazione strutturale e strutturata, quindi pluriennale – che comporterebbe rinunce temporanee in caso di stadio nuovo, dato che Adl non possiede la Fiat è non è un uomo Suning. Una cosa che Napoli, secondo me, non saprebbe e potrebbe aspettare.

Quindi, si può solo sperare (e credere) che il progetto tecnico varato per il post-Higuain possa essere integrato con altri calciatori dal profilo simile, in modo da aumentare la qualità della rosa anno dopo anno. Da 82 punti nel 2016 a 85 nel 2017 a 88 nel 2018 e così via. Insistendo in questo modo, potrebbe arrivare anche il primo posto. Che poi, se ci pensi, è l’unica cosa che è mancata. Siamo arrivati per due volte secondi, dietro una squadra che ha stracciato tutti i record. Diciamo che il mancato scudetto non è proprio tutta colpa nostra, ma anche merito dei signori in bianconero.

Passato, presente, futuro

CC: Mi dici i 5 giocatori dell’Inter che sarebbero stati benissimo con la maglia del Napoli?

AF: Divido la risposta in due, se mi permetti. Convocherò “cinque” calciatori del presente e poi “cinque” del passato. Giuro che non sarò troppo prolisso nonostante le promesse bibliche – te lo spiegano le virgolette. Per il presente dico Icardi, Icardi, Icardi, Icardi e Handanovic. Reputavo e reputo il vostro capitano come l’unico in grado di sostituire degnamente Higuain, dal punto di vista meramente realizzativo quanto per aderenza perfetta al gioco di Sarri, al modo di intendere il centravanti del nostro tecnico. Credo si sia capito anche dalla mia insistenza, sul Napolista e non, per promuovere il “partito di Maurito”. Ti confesso che anche il direttore Gallo ha una cotta enorme per lui. Ci metto vicino anche Samir, probabilmente il portiere più completo e reattivo che abbia mai visto in Serie A. Uno dei pochi che, con le sole doti da portiere, permetterebbe un upgrade reale rispetto a Reina.

Dal passato, stessa operazione di selezione particolare: Recoba, Recoba, Recoba, Recoba e Sneijder. Per quanto riguarda il Chino: penso che per estro e assoluta follia sarebbe stato l’unico in grado di ricreare – almeno in parte – il cortocircuito maradoniano. Il suo essere mancino, le sue punizioni, non so, ho sempre avuto questa sensazione. Napoli, forse, avrebbe potuto curare la storica discontinuità (sì, dalle nostre parti siamo così presuntuosi da credere di poter incidere davvero su un calciatore). Sneijder, invece, è una preferenza personale. Credo di non ricordare un calciatore in grado, fin dal suo arrivo, di incidere così profondamente su una squadra, pur non essendo un fuoriclasse propriamente detto. Ovviamente, parlo del Wesley di Mourinho. Tendo a dimenticare le disgrazie, quindi il suo post-Triplete.

Detto questo, rigiro a te la domanda. Però, con qualche filtro: non c’è bisogno di arrivare fino a cinque, ne puoi scegliere uno del presente e uno del passato. Quello del passato, se vuoi, puoi metterlo accanto a Maradona. Che – suppongo – avresti voluto in nerazzurro, o no? Ah, e poi un giudizio su Icardi. Fammi sapere che ne pensi, da interista.

Reina leader, Handanovic portiere

CC: Non ci crederai, ma io farei volentieri uno scambio di portieri. Intendiamoci Samir è fortissimo, ma invidio al Napoli la leadership di Reina. Sono fermamente convinto che a certi livelli i portieri siano tutti bravi, lì dove non si chiamino Buffon ed appartengano quindi ad un’altra categoria, perciò la differenza non la fa tanto il miracolo in più quanto l’atteggiamento. Reina in questo mi fa impazzire. Chiaramente vi invidio tantissimo il contesto, Reina lo sa e calca la mano. Mi sarebbe piaciuto molto vedere Hamsik nel contesto nerazzurro, credo che ci siamo andati vicini negli anni di Mazzarri, e sono del parere che Marek sia un giocatore di caratura mondiale.

Parlando del passato, e lasciando gli dei al posto loro, quindi in una teca accanto a San Gennaro, avrei fatto carte false per vedere il miglior Alemao all’Inter. Parlo dell’Alemao che decise semifinale e finale di Coppa Uefa a fine anni 80. Un tuttocampista eccezionale, accanto a Berti sarebbe stato spaventoso. E poi vuoi mettere vederli tutti e due con il calzino abbassato.

Hai detto tutto tu su Icardi (questo pezzo qui, pubblicato su Rivista Undici). A volte ho l’impressione che sia l’uomo giusto al posto sbagliato. Un attaccante tra i primi dieci al mondo: concreto, astuto, e che in alcune occasioni ha mostrato di saper giocare anche per la squadra. Leader? Forse no, a mio parere il capitano poteva essere un altro, e vado sempre a memoria, nella storia nerazzurra i capitani “storici” sono dei difensori: Facchetti, Bergomi, Zanetti, perché siamo una squadra che non ne hai mai fatto una questione di spettacolo. Ma di lavoro.

Sinceramente non ho troppo da rimproverare a Icardi, non è colpa sua se qualcuno reputa sensato pubblicare una sua biografia, o se ogni anno i suoi gol risultano inutili. È un grande attaccante, e spero riesca a liberarsi di tutto quello che non gli riguarda e non gli appartiene. Ovvero tutto ciò che non sia fare gol, leadership compresa.

San Siro, San Paolo

CC: Un’ultima domanda per te: Il tuo ricordo più bello di San Siro?

AF: Ci sono stato due volte, durante la scorsa stagione. Il derby d’andata, 1-0 gol di Guarin, e Milan-Napoli 0-4. Della prima partita, ricordo con il cuore che batte la perfetta civiltà di tutti, impegnati solo a godersi una serata di calcio. Tifosi mischiati in metro e allo stadio, stranieri e famiglie, un’atmosfera fantastica.

Della seconda, ricordo l’uscita da San Siro. Eravamo nel settore ospiti, ultimo anello, ci trattennero allo stadio per un’oretta dopo il 90esimo. Poi uscimmo, tutta la discesa lungo la torre a intonare cori e due ali di funzionari dell’ordine ad aspettarci. Noi camminavamo nella strada aperta da questo doppio cordone, e intanto cantavamo mentre loro ci guardavano saltare ed esultare ancora. Avevamo vinto 4-0, in trasferta, a Milano, con una prestazione da favola. Credo sia il racconto che farei a chiunque mi chiedesse “descrivimi la tua felicità riferita al calcio”.  Tu sei mai stato al San Paolo?

CC: Ti confesso di no, credo sia l’unico grande stadio italiano che mi manchi. Credo sia dipeso da una serie di congetture: distanza, opportunità, tifo. Avrei voluto esserci nel giorno in cui tutto lo stadio ha cantato Napule è di Pino Daniele, per dedicarla al cantante scomparso. L’ho vista in tv e mi sono venuti i brividi, chissà cosa avrei pagato per esserci. Così come vorrei sentire dal vivo l’urlo “The Champions”. E per quanto riguarda il passato mi sarebbe piaciuto respirare il clima delle sfide tra Maradona e il Milan di Sacchi. Poesia pura. Come fai a non emozionarti?

Per quanto riguarda noi, anche se non me l’hai chiesto, il mio ricordo più bello è lo scudetto del 1989. Che arrivò proprio a San Siro in una partita contro il Napoli. Erano i giorni di “È qui la festa” e la gara la decise un ragazzo magico. Michele Dalai racconta quella giornata qui, ed è uno dei pezzi più belli del nostro blog. In bocca a lupo per lunedì!

AF: Allora prendiamo appuntamento per l’anno prossimo. Napoli-Inter si giocherà sicuramente, per l’urlo Champions stiamo lavorando. Io ti aspetto, comunque. L’ospitalità dei napoletani è un luogo comune, ma è verificato nella realtà.

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