Il Megapagellone: portieri e difesa (puntata 3)

I Portieri

In questo caso il cappello introduttivo è inutile essendo il giudizio sul reparto indissolubilmente legato ad un uomo solo. Lui.

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Samir Handanovic – Dipende da come lo vuoi considerare. Se lo consideri un kolossal, allora anche il Samir di quest’anno è un gran brutto film, pieno di sbavature e di comparse con l’orologio come solo alcune sfortunate pellicole in costume. Se invece lo guardi come un film indipendente, un film di culto allora Samir è un portiere eccezionale. Dipende dalle aspettative, ormai è chiaro. Arrivato all’Inter ormai troppi anni fa per avere ancora qualche asso nella manica, Samir Handanovic è un giocatore dai mezzi atletici fenomenali, dalla tecnica di base non fenomenale e dagli umori ondivaghi. Nella prima parte della stagione ha alternato parate formidabili a momenti di inspiegabile abulia. La partita casalinga con la Fiorentina deve rappresentare per lui un oscuro tabù, perché per due anni di fila ha cercato di mettersi in porta anche palloni innocui e di lasciare sempre aperta la partita. Né croce né delizia, la verità resta che Samir è un buon portiere ma non all’altezza di chi è venuto prima e si spera di chi verrà dopo. Voto 6

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Juan Pablo Carrizo – Gioca pochissimo, quando entra si toglie lo sfizio di qualche mezzo miracolo e di un rigore parato. Pare sia un fortissimo asadero e si sa che all’Inter son cose che contano molto Voto sv

Tommaso Berni – Chi? Tommaso Berni. Chi? Tommaso Berni. Chi? Il terzo portiere dell’Inter. Ah ok. Tommaso Berni. Chi? Voto sì, ma a chi?

Ionut Andrei Radu – Pazzesco come uno possa fare bene due lavori. Terzino nella Lazio e portiere nell’Inter, deve aver davvero bisogno di denaro questo ragazzo. Ah, non è lui? Voto sì, ma a chi?

 

I difensori

Ci sono tre fasi diverse del lungo autunno della difesa nerazzurra. La prima è quella manciniana in cui con buona, ottima probabilità nessuno ha fatto una mazza, troppo occupati a seguire il lungo addio dell’allenatore che non voleva più allenare. Così è capitato che chi sapeva giocare ha continuato a saperlo fare, solo un po’ più lento e appesantito e chi invece aveva limiti tattici e tecnici se li è tenuti, peggiorati da una condizione fisica drammatica. Poi c’è stato il periodo deboeriano, quello in cui un allenatore che voleva giocare con la squadra lunga e mantenendo il possesso palla, alternato per fascia, si è visto rimproverare l’idea di giocare con la squadra lunga e di mantenere il possesso palla troppo alto. C’è chi ha aiutato FdB fino alla fine, chi l’ha abbandonato per troppa fatica (Miranda, il miglior difensore dell’Inter post Samuel), e chi non ha capito nemmeno da dove iniziare (Murillo, l’uomo con i piedi montati al contrario). Infine è arrivata l’era di Pioli, che ha il merito di non pretendere che ghirlande di fiori nascano dal concime e che più realista del Re sta cercando di tirare fuori il meglio da una difesa che andrebbe più reinventata che non registrata. In attesa di un mercato intelligente (soprattutto in uscita e sulle fasce), ecco le pagelle.

 

Joao Miranda – Quelli forti li riconosci dal passo e dal piglio, nel bene e nel male. Miranda è arrivato all’Inter sperando in una terza età calcistica molto più serena e potenzialmente vincente e si è ritrovato a correre più di prima, a piazzare diagonali di 40 metri per coprire Nagatomo e a lottare da ultimo uomo contro attaccanti più smaliziati e fisici di quelli della Liga. Resta un manuale di tattica e anche se ogni tanto si è fatto mettere in difficoltà da giocatori semi sconosciuti in Europa League, la sua stagione fino a oggi è da 6,5 almeno. Un piacere vederlo giocare, una grande frustrazione vedere che nemmeno uno come lui riesce a trasmettere qualcosa di buono a Ranocchia e Murillo

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Jeison Murillo – E qui ci sono due scuole di pensiero. Chi scrive appartiene ai mezzovuotisti. Murillo è arrivato con le stigmate del campione e a oggi è il giocatore che ha collezionato più brutte figure nell’Inter degli ultimi due anni. Solo che le sue sono meno plateali di quelle di Ranocchia, che ha anche la sfortuna di una fisicità diversa. Tiene in gioco chiunque, sbaglia un passaggio su due in fase di ripartenza, perde l’uomo nell’area piccola, costringe il giocatore che scala sul suo uomo a un lavoro sfibrante e in più, dramma vero, è convinto di essere molto forte. Non lo è, potrebbe diventare un ottimo difensore se giocasse con determinazione e attenzione, consapevole dei propri limiti e non convinto del talento. Il margine per migliorare c’è, di tanto in tanto gioca partite confortanti, sarebbe auspicabile una costanza maggiore e meno spocchia. Ma con Walter Samuel dietro le quinte tutto è possibile voto 5

Andrea Ranocchia – Caro Mental Coach, a questo punto il voto tocca a te. Perché i limiti di Anderone nostro li conoscevamo bene anche prima che tu arrivassi e ormai c’eravamo rassegnati. Sei tu che lo hai convinto che le cose sarebbero migliorate e lui ha tentato di convincere noi. Quindi il voto te lo prendi tu, lui non c’entra niente. Mental Coach di Ranocchia voto 4

Marco Andreolli – Bel ragazzo, elegante, alto, educato. Porta la maglia dello Zio, cita spesso Giacinto. Sarebbe un ottimo ufficio stampa o un buon dirigente. Voto sv

Danilo D’Ambrosio – Il Perfezionista (così si è definito lui in una bellissima intervista dell’anno scorso), è uno a cui non puoi non voler bene. Si sbatte tantissimo, lotta come un leone e ci mette la voglia che spesso gli altri dieci non hanno. I limiti tecnici sono quelli di molti giocatori di corsa e sostanza, ma partita dopo partita la sua abnegazione ci ha conquistati tutti. Che sia un buon panchinaro e non un titolare di una squadra che lotta per il primato è una questione di lana caprina, perché per l’Inter di questi anni lui va più che bene. voto 6,5

Cristian Ansaldi – Non è il difensore duttile e formidabile che ci aspettavamo. Non è una delusione. Un giocatore normale, concetto raro all’Inter. Col passare delle giornate l’infortunio si allontana e la gamba comincia a girare meglio, potrebbe finire in crescendo. Un crescendo normale. voto 6

Yuto Nagatomo – La cosa migliore che ha fatto in quasi sei anni a San Siro è stata la proposta di matrimonio a stadio chiuso. La cosa peggiore che ha fatto a San Siro sono i quasi sei anni a San Siro. Nulla di nuovo in questi mesi. Sempre gli stessi errori, sempre gli stessi buchi, sempre la solita disperata impotenza di noi che ci chiediamo perché lui si e il nostro amico che giocava bene all’oratorio no. Tra i principali carnefici di FdB, che pur lo aveva relegato alla panchina preferendogli un centrale alto sei metri e ventidue. Tutti tranne Yuto, ma alla fine resta sempre lui. Voto Aiuto!

Davide Santon – Ad agosto ha sostenuto più visite mediche lui di quelli che cercavano di saltare la naja e giravano cento ospedali prima di finire, irrimediabilmente, a Baggio all’ospedale psichiatrico. Il suo ospedale psichiatrico purtroppo è l’Inter. Gioca partite decenti e all’improvviso le rovina con tocchi e amnesie scellerate. Alterna periodi in cui gli allenatori lo amano alla follia ad altri in cui lo vorrebbero eliminare fisicamente. Nel mezzo non c’è nulla, la mediocrità non fa per Santon. O niente o niente. voto 5

Senna Miangue – Il vento della rivoluzione orange ce l’aveva proposto come ala marciante del nuovo corso. alto, forte e intelligente (si dice parli almeno sei lingue, alcune anche al contrario). È un centrale difensivo prestato alla fascia ma quando è sceso in campo contro avversari ben più titolati ha saputo fare il suo. Lui e Gnoukouri sembravano esperimenti riusciti. Ora langue in panchina, nonostante qualche minuto nel triangolare di Marbella pare che per lui non ci sia molto spazio. Per quello che abbiamo visto, voto 6

Guy Eloge Yao – Ceduto. Anzi no. Prestato. Anzi no. Ceduto. Forse ma no. Prestato. No dai, non lo prestiamo. I tormenti del giovane Yao Voto sv

 

 

 

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