Editoriale

Il Megapagellone: Gli Allenatori (puntata 2)

La seconda puntata del Megapagellone del 2016 è dedicata agli allenatori: 4 per chi se ne fosse dimenticato. I nostri voti:

Roberto Mancini

Mancini lo adoravo da giocatore, quando faceva colpi di tacco e vinceva scudetti improbabili. Credo che chi ama il calcio debba stimare a prescindere uno capace di vincere in Italia e in Europa con Sampdoria e Lazio. Come allenatore gli riconosco il merito di aver riportato lo scudetto al City, seppur in maniera rocambolesca, e di aver forgiato la prima Inter vincente. Sul suo secondo mandato preferisco non infierire. È evidente che l’unico sprazzo di godimento è stato avvertito tra il mese di settembre e quello di inizio dicembre del 2015: il 2016 è stato pessimo. Andavi su Instagram e vedevi un uomo sorridente e sicuro di sé, che invitava i tifosi alla fiducia e ad una nuova grande stagione. Lo vedevi seduto in panchina e ti sembrava un uomo triste e malinconico. Come se la voglia di allenare gli fosse passata. Fino all’epilogo finale. Credo che a Roberto Mancini sia passata la voglia di stare in mezzo al campo, di prendere schizzi di fango e abbracci di giocatori sudati. Nelle sue prime stagioni interiste c’erano Cambiasso e Stankovic che spesso lo strattonavano e gli scompigliavano il ciuffo, nel secondo non ricordo un abbraccio come si deve. Credo che il Mancio ambisca ad una scrivania, e per questo come allenatore, e solo per il 2016, il mio voto è 4. E non parlo di preparazione atletica e altre fesserie che sono state dette, senza essere documentate dai risultati dei test atletici.

Frank de Boer

Frank è stata la mia sconfitta. Abbiamo intravisto cose buone in lui. Un amore incondizionato verso la parola “lavoro”, un concetto tutto europeo di giovinezza. “A 23 anni non sei giovane, a 17 sei giovane” disse dopo la partita contro la Juventus che, ad oggi, resta la più bella giocata dall’Inter, a pari merito con quella recente contro la Lazio. Si è perso dopo la sfigatissima partita di Roma, fino ad allora ho vissuto anche picchi di entusiasmo ingiustificato come dopo il pareggio casalingo contro il Bologna. Della sua gestione restano i tre cambi vincenti di Pescara (che col senno di poi diventano chiaramente una botta di culo), le interviste in italiano mal digerite da Caressa, il lavoro di Icardi lontano dalla porta, lo charme dei suoi collaboratori, inappuntabili in camicia bianca e cravatta di ordinanza. Purtroppo abbiamo assistito anche al caso Brozovic, forse il più grande errore di Frank a giudicare dal campionato che sta giocando il croato. Non me la sento di dare un cattivo voto a Frank, ma non posso negare nemmeno l’evidenza dei risultati, soprattutto di quelli in Europa. Voto 5,5 e chiunque pensi che sono stato troppo clemente si ricordi quanto abbiamo goduto dopo il gol di Perisic alla Juventus.

Stefano Vecchi

A Vecchi gli dò 7 e chiudo subito la questione. Di solito quando si dice “allenatore del futuro” poi questo futuro non si realizza mai. Ha allenato in due partite, in una ha vinto, nell’altra ha fatto una buonissima figura in terra di Albione, nonostante un harakiri giapponese. Per me bene così. Per lui anche, statene certi. Diventare il nuovo Stramaccioni non gli avrebbe fatto bene.

Stefano Pioli

Pioli ha iniziato così così, ora sembra aver trovato la sua strada. Non ci resta che sperare sia anche la nostra. Cose positive: non ha ancora litigato con Candreva, anzi, ha approfittato di due squalifiche per rilanciare, e bene, Banega, ha dato una collocazione a Kondogbia, ha fatto giocare 6 minuti a Gabigol e soprattutto ha capito che Brozovic è un giocatore di un’altra categoria che non poteva stare a guardare o essere considerato uno dei tanti. Il suo non è un calcio spettacolare, ma in compenso registriamo che la difesa non prende gol da tre partite dopo un inizio molto avventuroso. Il suo profilo non è quello dell’allenatore che piace a noi, è più Gigi Simoni che José Mourinho, ma ce ne faremo una ragione. L’importante è che nel 2017 gli venga dato il tempo di lavorare e che non si faccia il nome di Simeone alla prima sconfitta. Sarebbe bello nel prossimo anno fare la pagella di un solo allenatore. Nel frattempo voto 7,5 sulla fiducia.

 

 

 

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