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Il Megapagellone: I Tifosi (Puntata 1)

di Matteo Caccia

Si chiude questo 2016 e insieme alla squadra, la società, e agli allenatori nei del Nero e l’Azzurro pensiamo sia giusto dare i voti anche a chi la squadra, la guarda, la sostiene, la insulta, ma non ne può fare a meno: noi tifosi.

Che poi “noi tifosi” non ha senso perché ci sono di categorie, quello da stadio, quello da divano, quello da bar, quello da social network e poi ci sono gli ultras

Partiamo dagli ultimi.

 

Ultras: voto 3.5

È vero ci sono sempre, è vero vanno fino in Israele a seguire il torneo che vale meno di quello del Valtur di Pizzo Calabro e tornano pure a casa con tre pere in tasca, ma le prese di posizioni politico-societarie e su tutte quella contro Mauri Icardi dopo l’insulsa autobiografia che ha fatto parlare di sé più di Gomorra, hanno mostrato il peggio della curva, dietro solo a Javier Zanetti e alla società che si nascondeva alle sue spalle.

Detto questo, il rigore buttato fuori  contro il Cagliari dal capitano esautorato dalla curva (finirà 2-1 per il Cagliari) è l’inizio della fine di Frank De Boer e da il LA a tutti i cori di giornalisti e commentatori che non vedono l’ora di infierire sul corpo ansimante della beneamata cantandone l’elogio funebre.

I comunicati stampa della curva, insomma, sono l’ultima cosa che ci piacerebbe leggere a poche ore da una partita fondamentale come quella col Cagliari (sfido chiunque a dire che non lo sia).

Ah, ragazzi, poi basta con gli striscioni “Benvenuta Milù”, “Benarrivato Denis”, che va bene figliare ma potete anche festeggiare bevendovi una birra tra di voi.

 

Tifoso da divano: voto 5

Apprezziamo lo sforzo di rimandare cene, aperitivi e di acquistare Sky multivision per evitare di divorziare dalla moglie nel tempo di una stagione, ma potete fare di più.

C’è poco impegno nel prendervela con Caressa ad esempio che sempre di più ha deciso di disegnarsi addosso il ruolo da Penguin della tv sportiva italiana, sagace, cattivello e puntuto, senza sapere che Bergomi più che Batman assomiglia a Mister Magoo.  Qualche urlo in più verso lo schermo potrebbe forse arrivare ai vertici Sky.

Dovete smetterla di prendervela con Kondogbia, è un ragazzone in difficoltà che visto in TV può anche sembrare un alieno, ma vi assicuro che dal vivo fa molta più impressione, quindi o lo lasciate in pace o alzate quel culo e per una volta venite a vederlo dal vivo e capite cosa proviamo noi ogni domenica.

 

Tifoso da bar: voto 6.5

È il nostro uomo sul territorio, l’avamposto con non molla mai un colpo. Ormai legge la Gazzetta non più di un paio di volte l’anno: dopo la vittoria contro i gobbi o un pareggio all’ultimo minuto nel derby col Milan. La compra eccezionalmente solo dopo l’uscita dalla Champions dei primi o la notizia di una cordata credibile come il mago Otelma che acquista i secondi. La sua è la vita più complicata tra tutti i tifosi, non può mai abbassare la guardia e questi ultimi anni lo hanno davvero ingastrito, ma difende la linea come nessun altro estate e inverno, nella buona e nella cattiva sorte. La sua avversione nei confronti di Ranocchia o Santon ormai hanno definitivamente radicato in lui l’opinione secondo cui nella formazione dell’Internazionale non ci devono essere italiani. Il tifoso da bar è un po’ giù di tono, (come non capirlo) ma quando l’Inter chiama risponde sempre presente.

 

 

Tifoso da social network: voto 4

Non ci siamo proprio.

Va bene non capire una sega di calcio, siamo tifosi, non professori, però anche se esternare con sicumera qualsiasi pensiero sia caratteristica dei social, i tifosi possono evitare di dare fiato alle tastiere, ad ogni piè sospinto. Vinciamo una partita e si legge “così non si può andare avanti così! a calci in culo tutti, per prima alla società”, perdiamo una partita e si legge “così non si può andare avanti così! a calci in culo tutti, per prima alla società”, pareggiamo una partita e “così non si può andare avanti così! a calci in culo tutti, per prima alla società”. Se continuate così viene da pensare che abbiate un pessimo rapporto più con la grammatica che con l’Inter.

Non credo che guardare su Youtube i comenti post partita di Donato Inglese “Comico Musicista Youtuber Interista” vi faccia bene.

Vige sempre la regola: “Tra noi diciamoci tutto, davanti agli altri teniamoci stretti”.

 

Tifoso da stadio: voto 8

Seduto davanti a me allo stadio c’è un abbonato di Carpi, (ma di chiare origini pugliesi) è un signore che appartiene all’Inter Club Modena, viene allo stadio con il pullman. In questi giorni di nebbia profonda mi ha raccontato di essere arrivato a casa alle tre del mattino, dopo un posticipo, lavora in una maglieria, la mattina dopo alle sei era in piedi.

Lui per me rappresenta il tifoso dell’Internazionale. Arriva col sorriso, trema per tutto il primo tempo, è felice come un bambino se vinciamo e pensa già alla prossima se perdiamo. L’espressione migliore del tifo nerazzurro.

Il voto a questa tifoseria è alto ma è giustificato da almeno due episodi che di recente hanno reso lo stadio di San Siro in un mix tra il libro Cuore e il tendone del Circo Orfei.
Il primo: Inter – Genoa, è una sera invernale gelida ma l’Inter sta giocando la sua partita che conduce per due a zero. A circa dieci dalla fine dalla panchina del Genoa si alza un uomo malamente stempiato, assomiglia a un pesce gatto, ma tutti lo riconoscono è Goran Pandev. Non importa che indossi un’altra maglia, non importa che siano passati sei anni e mezzo, importa solo che lui sia l’unico calciatore sul quel prato ad aver alzato i tre trofei insieme nell’anno zero della nostra squadra. Lo stadio inizia a cantare “Goran Goran Pandev! Pandev!” Lui entra e c’è un’ovazione, si gira e saluta la curva ringraziando. Alla fine si rialza il coro in suo nome e Pandev esce commosso.

Il secondo è uno dei momenti dal significato più sfuggente cui mi sia mai capitato di assistere in uno stadio.

Inter-Lazio, vinciamo tre a zero, anche se sappiamo che con l’Inter non c’è mai modo di stare tranquilli. Dalla panchina si leva la maglia della tuta Gabriel Barbosa. Il ventenne pagato come una nave da crociera che ha toccato 15 palloni in 3 spezzoni di partita da quando è arrivato presentato come se fosse il nuovo Ronaldo.

Lui entra e lo stadio esplode, sembra il saluto al messia che tanto aspettavamo ma al contempo è un applauso ai tifosi stessi misto a un buffetto per la pazienza di questi anni fatta di acquisti alla Vampeta, Domoraud e Quaresma.

Gabigol è un circense da varietà del sabato sera, un ragazzo che nessuno ha mai visto giocare ma su cui tutti hanno aspettative altissime, lui non si tira indietro, fa un passaggio giusto e il pubblico urla, salta, gioisce come per un gol, al primo calcio d’angolo sprona il pubblico ad applaudire e tutti lo seguono.

Perfino i commentatori alla TV sono spiazzati e non hanno le parole per commentare questa situazione splendida e surreale “Il pubblico lo ama… anche se sembra un po’ una presa in giro” (Caressa – Sky Sport).

Ed è vero, è una presa in giro ma la presa in giro questa volta è messa in atto da quel ragazzino peloso campione olimpico col Brasile, che insieme a tutti i tifosi nerazzurri per una volta hanno sparigliato le carte, perché ridere di sé e apprezzare le proprie storture con questa leggerezza è una qualità rara negli stadi italiani e noi siamo felici che si accaduto al Meazza.

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4 thoughts on “Il Megapagellone: I Tifosi (Puntata 1)

  1. Antonio ha detto:

    Condivido in pieno! Anche se purtroppo appartengo alla categoria dei tifosi da bar. Vorrei essere tifoso da stadio, ma dalla Calabria é difficile… Spero di poter partecipare piú spesso!!
    -É in corso un flirt tra San Siro e Gabriel Barbosa! Speriamo che dopo un paio di “appuntamenti” possa nascere l’amore!-

  2. Concordo su tutto, fino all’ultima virgola. L’ovazione a Pandev è roba d’altri tempi…ma anche quella all’Imperatore prima di Inter-Lazio è stata commovente, porca puzzola.
    P.S.: per fortuna io ho preso 8.

  3. Sono tifoso da stadio 2 anello verde a casa spengo tutto e piuttosto di ascoltare Caressa e compagnia bella sfoglio il telefonino tipo poker;il 3,5 alla curva non lo condivido affatto per me è da 7!!!

  4. manerrante ha detto:

    aggiungerei un altro merito al tifoso da stadio: il numero.
    nessuno in italia va allo stadio in anni di carestia quanto noi.
    quando le merde torneranno a non essere prime in classifica, vedremo mezzo vuoto anche quel palazzetto dello sport dall’acciaio sospetto.

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