Editoriale

I dati del Michigan. Le pagelle di Inter -Fiorentina

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Assistere alle nostre ultime partite è come per un democratico assistere, in loop, alle ultime elezioni americane: anche quando la cosa sembra fatta e sondaggi e analisti ci danno per vincenti, quando non aspetti altro che Hillary si presenti con il make up rifatto per parlare in tv, ecco che arrivano i dati del Michigan. E comincia l’incubo. E’ successo con il Milan, è successo in Israele, è accaduto anche con la Fiorentina. Una partita che doveva finire tantissimo a pochissimo ma che invece è rimasta in piedi a ballare in preda all’ecstasy fino all’ultimo disco.

Handa 5
Come il suicidio in massa dei lemming, il secondo gol della Fiorentina, quello che riapre i giochi, rimane uno dei grandi misteri in natura. Il nostro portiere è così. Una cagata ogni tanto la deve fare ma solo per non illuderci e ricordarci la caducità delle nostre esistenze.

D’Ambrosio 6
Con D’Ambrosio sono un po’ tirato. Meriterebbe mezzo voto in più. Ha fatto una partita tatticamente diligente. Il primo tempo Pioli gli chiede una marcatura quasi a uomo su Bernardeschi e lui la fa. Prende alla lettera talmente il suo compito che si perde Kalinić sul primo gol. Ma alla fine la sufficienza piena la merita.

Ansaldi 6,5
La sua partita è affondo e difesa, una specie di schermitore ma meglio pettinato. Per una volta sfata il mito della sinistra perdente. Fassina è in fibrillazione.

Ranocchia 6
Andrea (è delle mie parti, mi sento obbligato a chiamarlo per nome) gioca d’intelligenza (e scusate se è poco). Toglie a Kalinić la profondità e gli spazi (sui quali sarebbe perdente) cercando l’anticipo costante. Ingaggia un corpo a corpo agonisticamente ruvido ma efficace da far invidia a quello di Gigi D’Alessio con Valeria Marini.

Miranda 5
E sono generoso. Perché la sensazione è che stia lentamente sprofondando in un vortice involutivo. Becca un tunnel da antologia da Borja Valero, provoca un rigore non visto, chiude tardi e male nel secondo gol di Ilicic, rischia di farsi espellere per una manata da bullo. Come una polenta taragna perde, col passare del tempo, quella sapidità necessaria. Forse avrebbe bisogno di rifiatare.

Murillo
Non entra, sta in panchina. Con questo minutaggio non mi dispiace.

Kondo 6
Finalmente ha capito che deve scaricare la palla al difensore se pressato di spalle. E non è poco. Ci ha messo un anno e mezzo. Più o meno lo stesso tempo che Bersani ha impiegato per aver capito di aver perso le elezioni.

Brozo 6
Parte benissimo, finisce come una spigola di due giorni sul bancone della pescheria: con l’occhio vitreo. Quando gli regge la pompa appoggia benissimo la fase offensiva e si ricorda di quella difensiva. Quando cala il panno cede di schianto come le Twin Towers in tutte e due le fasi.

Banega 5,5
Nel primo tempo se la cava con mestiere e spesso entra nell’azione. Nel secondo resta negli spogliatoi e in campo manda il suo filippino. Quando Pioli se ne accorge stiamo già soffrendo le pene riservate ai blasfemi.

Joao Mario 5
E mi piange il cuore. Si mangia un gol che descriverlo non si può. Continuare a utilizzarlo fuori ruolo lo porterà all’estinzione come il dodo africano.

Perisic 7,5
Non segna ma ne fa fare due o tre (ho perso il conto). È il migliore dei nostri per corsa, resistenza, tecnica e capacità tattica. Pioli ha capito che di lui non si può fare a meno.

Candreva 6,5
Il primo tempo, con D’Ambrosio spostato su Bernardeschi, canta e porta la croce, offende (segnando) e difende (non benissimo). Paradossalmente gioca meglio con la parità numerica che avendo maggiori spazi. Ognuno ha le proprie perversioni.

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Maurito 7,5
Nel primo gol si beve la difesa lasciando, da gentleman, l’oliva nel bicchiere, nel secondo ci ricorda perché Wanda lo ama: in certe occasioni non fallisce. Corre, si danna, provoca l’espulsione di Rodriguez, è in forma splendida. È, al momento, il più forte centravanti d’area in circolazione. E può solo crescere. Noi ve l’avevamo detto.

Melo 6
Serviva come un bicchiere di rosso in un pasto a base di grassi animali. A bassi ritmi rende. Fa un figurone in mezzo al campo anche perché quando entra in mezzo al campo non c’è più nessuno.

Eder 6
Politico. Messo a sinistra fa la sua figura davanti alla dirigenza cinese.

Gabigol 7
Per la tenacia. Da quando è arrivato ha fatto solo venti minuti di partita e 200 di riscaldamento. Mi sembra bello caldo per essere ceduto altrove.

Pioli 6
La squadra  assomiglia alle navi da corsa capitanate da Sir Francis Drake. Stessa voglia di arrembare, la stessa poca voglia di compattarsi a difesa del fortino. Squilibra la squadra, che già di suo non è del tutto equilibrata, inserendo all’inizio del secondo tempo un tessitore, Joao Mario, per un fabbro, Kondogbia. Quando se ne accorge, per fortuna, non è troppo tardi. Diciamo che con lui non ci si annoia.

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