Non il lavoro sul campo ma il duro lavoro nei campi (lettera a un gruppo di giocatori senza orgoglio)

Siete dei privilegiati.

Ma mica perché guadagnate milioni, schiantate le vostre Lamborghini contro i muretti della Martesana o uscite con donne meravigliose. Siete dei privilegiati perché giocate con la maglia con cui alcuni milioni di noi sono sposati da anni, fidanzati da sempre, con la maglia che amiamo senza riserve.

Solo che a voi non piace.

Non vi interessa, non provate alcun trasporto, non significa nulla di particolare. Una maglia, delle righe verticali, una stagione in più o solo una in meno prima della lunga era dorata e noiosa del ritiro. Farete altro, avremo altri giovani beniamini. L’indifferenza, la vostra aridità emotiva è incomprensibile per noi innamorati ma ha un senso nel vostro caso, l’idea del giocatore-tifoso, quella del giocatore-bandiera è tanto romantica quanto ormai finita nell’album dei ricordi più belli. Di certo lo è dalle nostre parti.

Siete dei privilegiati ma non apprezzate la fortuna che milioni di noi vorrebbero avere.

Bene, anzi malissimo, ma potremmo farcene una ragione a patto che almeno vi comportaste da professionisti. L’hanno fatto altri, in passato. Arrivi all’Inter, guadagni quel che il mercato ti riconosce, giochi senza risparmiarti e quando s’è fatto tardi e sei stufo te ne vai.

Niente moine, niente smancerie, duro lavoro ben pagato.

Perché con tutte le riserve del caso, con tutte le enormi pressioni ambientali e la giustificazione della giovane, giovanissima età il vostro è un lavoro. Parliamo dell’Hapoel Bee’er Sheva. Mettiamo per un attimo che il vostro sia un lavoro di servizio.

Il barista, il muratore, tutti quei lavori duri e dignitosi che il talento e la buona sorte vi hanno evitato (almeno fino a oggi). Avete giocato un tempo, poi eravate stanchi, deconcentrati, sulle ginocchia. Ma se non foste calciatori, se non foste quelli che hanno fatto esonerare un allenatore usandolo come capro espiatorio, se foste costretti a lavorare ed essere pagati secondo la qualità del vostro servizio, rispettare le consegne per mantenervi, come sarebbe andata?

Metà prestazione.

“Scusi mi fa un caffè?” – “No guardi, sono stanco, posso fargliene solo metà”

“Scusi, ma la parete del bagno è stata lasciata a metà…” – “Certo, sa, ero stanco e l’ho lasciata così, ma guardi il lato positivo: se vuole parlare con sua moglie anche mentre fa il bisogno grosso è perfetta!”

Pensate sia possibile? Pensate sia possibile continuare a sbagliare le stesse cose, sistematicamente, senza mai migliorare, senza mai dare segni di una vitalità accettabile o almeno di voler imparare, di volervi correggere?

Non è possibile, ve lo diciamo noi. Siete retrocessi all’ultimo posto della classifica mondiale degli sportivi, al primo di quelli senza orgoglio e dignità. Ve la giocavate con quelli che bagnano le maglie da calcetto, che bagnano gli asciugamani per fingere di averli usati e che invece in quell’ora e mezza portano le amanti in un Motel.

Siete imbarazzanti.

Quindi non vi diremo, non vi canteremo: “Andate a lavorare”, perché purtroppo quell’oscenità di ieri sera secondo il vostro punto di vista era lavoro, un lavoro che non rispettate, che non amate. Piuttosto vi suggeriremo un altro tipo di lavoro, sempre all’aria aperta ma dal forte, fortissimo valore educativo. Lavorare nei campi, vivere della propria produzione, dipendere dalla zappa e dall’aratro.

Così, se siete stanchi e occupate solo metà del campo, se siete stanchi e lasciate il campo a metà, il problema è solo vostro.

Chissà che dove non arriva la dignità riesca ad arrivare la fame.

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Un pensiero riguardo “Non il lavoro sul campo ma il duro lavoro nei campi (lettera a un gruppo di giocatori senza orgoglio)

  1. Mio Dio, non l’avrei saputo dire meglio neanche se ci avessi rimuginato su per un anno. Lo sottoscrivo fino all’ultima virgola. Bravo!
    Mi sento meglio, pensare che questi lazzaroni possano leggere questo articolo mi fa star bene.

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