Editoriale

Benvenuto Pioli, buon lavoro Pioli (che Dio ce la mandi buona Pioli)

Habemus. Finito il conclave dei cardinali nerazzurri, la montagna ha partorito un topolino. Non che Pioli lo sia, per carità, a occhio e croce parliamo di un signor allenatore, stimatissimo dai colleghi (sempre un buon segno), capace di un mezzo miracolo con la Lazio portata al confine ultimo dell’Europa che conta, pragmatico e gran costruttore di squadre solide. Solo che Pioli era disponibile anche ad agosto, quando coraggiosamente e avventatamente si era cercato il Papa straniero.

Cercato, bruciato, lasciato solo, abbandonato al bullismo dei media, confermato pubblicamente ed esonerato appena tre giorni dopo.

Pioli come ovvio non c’entra nulla, lui è sempre stato lì e le sue credenziali son sempre state quelle del buon allenatore, che in effetti arriva all’Inter ancora in tempo per non diventare un buon vecchio allenatore, uno di quelli la sfiorano sempre ma non la imbroccano mai.

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Cosa trova Pioli? Un disastro. Una squadra confusa e convinta a lungo di poter gestirsi da sola e decidere i destini dei propri allenatori, un gruppo di giocatori sfiduciati e incapaci di uscire dal tunnel dei propri errori, una società debole ma ricchissima con una proprietà che fino a poche ore prima del suo ingaggio spingeva disperatamente per prendere un allenatore spagnolo senza esperienza di alto livello, una replica in scala (molto), minore di de Boer.

Cosa trova Pioli? Una grandissima chance di dimostrare quanto un uomo serio, capace ed esperto delle sabbie mobili del calcio italiano possa salvare la stagione e riportare l’Inter vicino alla zona che conta, l’unica che possa ripagare le amarezze e le follie di questo inizio.

Una cosa molto divertente è il peana di quegli stessi che insultavano de Boer. Pioli si trova tutto d’un tratto salutato come un padre della Patria, uno dei migliori allenatori di sempre, un prodigio, un talento cristallino. Fino a ieri era semplicemente un buon allenatore in attesa di parcheggio, ancora stipendiato dalla Lazio e di cui nessuno sentiva la mancanza. Misteri della propaganda e della creazione del consenso.

Cosa porta Pioli? La sua esperienza, l’ordine e la voglia di stupire. se la rosa dell’Inter vale davvero quanto è stata pagata, potrebbe essere Pioli l’uomo della Provvidenza, di certo il suo non è un cambio valutabile secondo gli schemi di tutti gli altri, l’ottobre dell’Inter è stato un film dell’orrore e i risultati di un allenatore che si ritrova a gestire il gruppo dopo una serie di traumi e farse come quelli che la società si è inflitta da sola vanno pesati con grande calma, anche se in apparenza di tempo non ce n’è.

Cosa porta Pioli?

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Quest’uomo.

E allora anche alla fine di una settimana di nausea, fastidio, vergogna per i casting e le modalità, ecco finalmente un sorriso. Non quello di Walter Samuel, perché si sa che lui non sorride mai (forse non possiede proprio la muscolatura funzionale), ma il nostro. Sapere che è tornato, che allenerà la difesa, che in quello spogliatoio ci sarà di nuovo uno come lui è una buonissima notizia.

Benvenuto Stefano Pioli, perdonerà questa specie di freddezza che in realtà altro non è che stanchezza e perplessità, ma sappia che siamo pronti a farci trascinare e a trascinarla. La prima partita è una di quelle che fanno tremare i polsi, ma come iniziare meglio?

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One thought on “Benvenuto Pioli, buon lavoro Pioli (che Dio ce la mandi buona Pioli)

  1. rex ha detto:

    Alla Scala del calcio una scala a Pioli. Ma come si fa a cambiare registro con giocatori che non riescono a fare un passaggio corretto superiore ai 10 metri e, se lo fanno, sbagliano?

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