Editoriale

Senna Miangue, ovvero”la app che disinstalla Santon?”

de-boer-miangue

Mio figlio, che ha 11 anni, mi fa:
“Papà, ma chi è il 95?”.

È l’85esimo di Inter – Bologna. Ci siamo messi a guardare il tv da appena quindici minuti. Trafelati dopo un’uscita pomeridiana passata con l’occhio e il pollice opponibile, quello che ci distingue dai primati, attaccati al tasto refresh dello smart phone.
Perdevamo, pareggiamo, attacchiamo. Dal tv le immagini dell’assalto finale.

Il numero 95 corre sulla fascia sinistra. Alto, elegante, ma soprattutto giovane.

“E’ Miangue…” gli rispondo come se stessi presentando James Bond al Dr. No. Cognome, pausa, poi nome e cognome. “…Senna Miangue”.

È Senna Miangue, mi ripeto mentre cerco di ricordare l’anno in cui è nato. Senna (ma che bel nome) è una delle sorprese della giornata. È la faccia pulita di De Boer, la sua concezione del lavoro, la sua idea di calcio, la voglia di portare novità all’interno di una società e una squadra. È uno dei tanti frutti del nostro vivaio che sboccia qui, a casa nostra, non altrove, magari in B. Finalmente.

Riprendo il cellulare in mano. Leggo la sua data di nascita: 5 febbraio del 1997. Senna ha 19 anni e tutta una vita sportiva davanti. Cerco di sforzarmi per ricordarmi che cosa facessi nel ’97. Mi sembra una data lontana, ma solo addosso a me. Sulla pelle di uno sportivo sa di brezza mattutina. Il ragazzo è giovane per il nostro calcio.

Vado avanti nella lettura.

senna-miangue-giovane

Senna è belga di Hoboken, mattoni rossi e industria, non lontano da Anversa, dal porto più importante del paese, dal fiume Schelda, da una vita di periferia.

A Milano atterra nel 2013, ingaggiato per tre anni dopo aver giocato nel Beerschot, una società che oggi non esiste più, e da lì essere arrivato in Nazionale. Non è un predestinato. A calcio inizia a giocare tardi, a 11 anni. Prima si dilettava col basket, forse anche grazie alla sua altezza (1,95 centimetri). A portarlo all’Inter sono gli osservatori Casiraghi e Maneghetti. Intuiscono il potenziale da difensore moderno (può giocare anche da centrale oltre che da esterno basso) e lo fanno trasferire in Italia.

Con l’Inter dei giovani emerge piano piano. Chi lo conosce dice di lui che è capace di ascoltare e apprendere con facilità (parla quattro lingue). Miranda è il suo tutore – uno migliore non potrebbe esserci – De Boer il suo mentore.

Mentre mi immergo nella lettura digitale, penso che il segnale lanciato da Frank sia molto chiaro: a sinistra Miangue, poi tutto il resto.

Nella gerarchia di squadra ha scalzato Santon e Nagatomo. Non che ci volesse molto. Ma in questi anni abbiamo visto un sacco di gente passare da quella fascia ma mai nessuno che fosse così quotato e così giovane.

L’ultimo pari età (un anno più giovane, forse) era stato proprio Santon, ma con qualche differenza.

In primo luogo nella facilità di corsa. Il Senna che abbiamo visto con il Bologna ha un passo diverso, è capace di puntare l’uomo, di prenderlo in velocità, e possiede altrettanta forza fisica.
Nella partita di domenica ha creato spesso superiorità, che poi nel calcio moderno è circa l’80% del lavoro di un giocatore. Santon, anche quello dei primi anni, quando aveva raggiunto l’apice non sapendolo, non ne era sempre capace. Adesso, comunque, non più.

FC Internazionale v US Citta di Palermo - Serie A

Senna in azione

Il belga ha, inoltre, personalità. La stessa che ha messo nel contrasto per fermare Dybala lanciato a rete nello spezzone giocato contro la Juve. La stessa di domenica quando più di una volta, con l’avversario davanti, ha preferito investire nell’uno contro uno piuttosto che retrocedere.

Questo non significa che Miangue giocherà sempre, De Boer lo doserà lasciando che la sua foga giovanile possa essere massimizzata dalla squadra. In questo l’allenatore olandese è bravo. Ma il dado ormai è tratto. Con il pieno recupero di Ansaldi le fasce sono sistemate (sempre toccando ferro).

Mentre, assorto, penso tutto questo mio figlio mi dà di gomito rianimandomi.

Sullo schermo Santon ha appena mancato un anticipo sulla destra. Il Bologna scende, Handa si distende.

“Papà, ma esiste una app per disinstallare Santon?”.
“No, non l’hanno ancora inventata” rispondo di getto.

Oddio, a pensarci bene, forse l’abbiamo trovata.

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