Riempire il bicchiere mezzo pieno (analisi tattica di Pescara – Inter)

di Michele Tossani – @MicheleTossani

Se il calcio, come spesso si fa, deve essere giudicato sulla base dei risultati, l’Inter che torna con tre punti dallo stadio Adriatico deve essere valutata positivamente. Ma anche qualora, al contrario, si volesse valutare la prestazione indipendentemente dall’esito finale della partita, il giudizio sui Nerazzurri dovrebbe essere favorevole.

Un Inter non ancora scintillante come media e tifosi vorrebbero ma sicuramente in progresso rispetto alle precedenti esibizioni riesce infatti ad imporsi su un campo ad oggi difficile. Certo, resta ancora molto da fare ma se consideriamo il fatto che Frank De Boer ha ricevuto la squadra a dodici giorni dalla fine del ritiro e che, durante la pausa internazionale, molti giocatori sono rimasti lontani dalla Pinetina (inficiando così la possibilità del tecnico olandese di poter sfruttare i quindici giorni che hanno separato la prova interna con il Palermo dalla partita di Pescara per poter continuare a instillare i propri principi tattici al gruppo), quanto visto nel posticipo domenicale della terza giornata di campionato deve lasciare, almeno parzialmente, soddisfatti.

Varando ancora il sistema di partenza, l’allenatore olandese ha schierato i Nerazzurri con un 4-2-3-1 che prevedeva il neoacquisto Joao Mario al fianco di Medel con Banega spostato in avanti come trequartista alle spalle di Icardi. Candreva trovava spazio sulla destra, con Perisici a sinistra.

Inizialmente il Pescara, disposto da Oddo col 4-3-2-1, riusciva a mettere in difficoltà il palleggio nerazzurro chiudendo i varchi centralmente e costringendo gli uomini di De Boer a muovere palla sugli esterni. Tuttavia questo favoriva proprio il piano tattico dell’Inter che De Boer vuole proprio in grado di agire efficacemente sugli esterni.

Poco pressati da avversari che pensavano più a coprire e ad aggredire all’altezza della metà campo che a portare un pressing alto, i due centrali nerazzurri Medel e Miranda aveva quindi la possibilità di muovere la palla da destra a sinistra.

Sulle fasce agivano le coppie formate da D’Ambrosio e Candreva a destra e da Santon e Perisic a sinistra. Mentre però, sulla sinistra, l’Inter aveva difficoltà ad avanzare contro la coppia trequartista – interno di centrocampo del Pescara, sulla sinistra i Nerazzurri trovavano più spazio, a causa della poca resistenza offerta dalla squadra di Oddo. Le occasioni dell’Inter sono proprio arrivate dalle fasce anche se in misura minore rispetto al controllo della partita avuto dagli uomini di De Boer. Questo perché, ancora una volta, i terzini interisti, fondamentali nel gioco dell’olandese, hanno mostrato scarsa qualità in fase offensiva, risultata in un cattivo supporto dato da Santon e D’Ambrosio a Perisic e Candreva.

le sovrapposizioni dei terzini sono un'arma tattica dell'Inter di De Boer.jpg

Per ovviare agli eccessivi spazi lasciati sugli esterni, Oddo chiedeva ai suoi di disporsi 4-1-4-1 in fase di non possesso. Da quel momento le cose miglioravano per gli abruzzesi, con l’Inter che cominciava a mostrare difficoltà nella fluidità della manovra. In questo senso, è apparsa ancora evidente l’incapacità dei Nerazzurri di sfruttare al meglio Banega che spesso si trovava a predicare da solo nella trequarti avversaria.

la fase difensiva dell'Inter con le due linee da 4 di difesa e centrocampo e con Banega più avanzato.jpg

LA FASE DIFENSIVA

Dove l’Inter ha mostrato le maggiori falle è stato nei meccanismi difensivi. Contrariamente a quanto visto contro il Palermo infatti la difesa nerazzurra è stata in difficoltà quando il Pescara, dopo essere riuscito a trovare Brugman e a superare la prima linea di pressione interista, si mostrava abile a riversarsi nella metà campo difensiva dell’Inter. La squadra di De Boer ha sofferto il contropiede avversario, particolarmente dopo l’ingresso di una punta di ruolo come Bahebeck in grado di attaccare la profondità. Certo è altrettanto vero, come sottolineato da De Boer a fine gara, che alcune occasioni da gol del Pescara sono scaturite da palloni persi in fase di impostazione dagli interisti come quello di Banega (il secondo dopo quello perso contro il Palermo) da cui è poi scaturito il gol pescarese.

il numero di Caprari evidenzia le difficoltà difensive dell'Inter nel gestire il contropiede del Pescara.jpg

MOURINHO

Sotto di un gol, De Boer ha operato una mossa alla Mourinho facendo tre cambi contemporaneamente e, soprattutto, inserendo tre giocatori offensivi. La squadra, con gli ingressi di Jovetic, Eder e Palacio veniva ridisegnata con quattro giocatori in avanti e con la coppia di centrocampisti costituita da Banega e Joao Mario. Questo cambio super offensivo ha avuto il merito di chiudere ancora di più il Pescara nella propria tre quarti difensiva, aumentando la pressione offensiva che si è poi concretizzata nella doppietta di Icardi. Molti critici hanno parlato di fortuna stigmatizzando la decisione dell’olandese di cambiare in quel modo la squadra. Ancora una volta queste critiche appaiono un po’ prevenute. Premesso che se il cambio lo avesse effettuato Mourinho in persona pochi probabilmente avrebbero osato contestarlo, l’inserimento di tre giocatori così offensivi non ha fatto altro che aumentare il potenziale d’attacco di una squadra che non poteva accontentarsi nemmeno del pareggio, che sarebbe stato interpretato da certa stampa alla stregua di una sconfitta.

l'Inter ultra-offensiva che ribalta il risultato con 4 punte e con Joao Mario e Banega come interni di centrocampo.jpg

Detto questo, De Boer ha mostrato quel coraggio che ci si aspetta da un tecnico educato da un calcio di stampo prettamente offensivo come quello olandese. È chiaro come questo tipo di approccio possa provocare delle falle a livello difensivo. Su queste De Boer dovrà lavorare nel suo processo di adattamento al calcio italiano.

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