Il bicchiere mezzo pieno (analisi tattica di Inter – Palermo)

di Michele Tossani – @MicheleTossani

L’Inter pareggia 1-1 col Palermo nella prima casalinga del nuovo allenatore De Boer, al termine di una partita nella quale i Nerazzurri possono recriminare per le occasioni sprecate ma anche interrogarsi per i difetti ancora evidenti nel gioco e per le poche palle gol create rispetto al dominio territoriale ed al possesso di palla registrato (68%).
Dopo una settimana di critiche e con sette giorni in più a disposizione, il tecnico olandese abbandona il provvisorio 3-5-2 visto a Chievo e schiera i Nerazzurri con un 4-3-3 più vicino, sulla carta, alla sua idea di calcio. La difesa è composta, da destra a sinistra, da D’Ambrosio, Miranda, Murillo e Santon. A centrocampo, Banega è il play basso, con Medel e Kondogbia ai suoi lati. In avanti, Perisic e Eder, pronti a scambiarsi posizione, svariano sulle fasce a supporto di Icardi.

Il 4-3-3 dell'Inter
Il 4-3-3 iniziale dell’Inter

La partita si è messa subito su un binario tattico ben definito: l’Inter a fare il gioco, con il Palermo chiuso dietro una difesa a cinque ma pronto a ripartire in contropiede.
Dopo una prima mezz’ora favorevole al Palermo, con la squadra rosanero che si difende alta e chiude tutti i varchi ai tentativi nerazzurri di costruire qualcosa, la partita dell’Inter sale di tono: gli uomini di De Boer cominciano a macinare azioni, soprattutto sugli esterni, costringendo i siciliani di Ballardini a indietreggiare.
Il secondo tempo comincia nello steso modo del primo, con i rosanero chiusi nel loro 5-3-1-1. Stavolta però il Palermo riesce quasi subito a rubare palla, organizzare una ripartenza vincente e a portarsi in vantaggio.
A questo punto l’Inter, pur affannosamente, si getta in avanti, crescendo nella seconda parte della ripresa soprattutto grazie all’ingresso di Candreva. Allo stesso tempo il Palermo, perso Quaison per infortunio, non riesce più a orchestrare le ripartenze che tengono sul chi vive la retroguardia nerazzurra. Così l’Inter riesce ad aumentare la pressione offensiva e anche senza creare molto ottiene il pareggio grazie ad un gol di Icardi, dimenticato in area dalla difesa siciliana.

con palla in zona cross gli interni attaccano l'area
Con palla in zona cross gli interni attaccano l’area

COSA NON VA
Che partita è stata quella dei Nerazzurri? Un match di luci e ombre, anche se con un sostanziale progresso rispetto a quanto fatto vedere a Verona alla prima giornata. Come detto, l’Inter ha fatto per larghi tratti la partita ma la sua manovra è risultata spesso lenta. In particolare la squadra nerazzurra è riuscita a muovere bene il pallone fino alla tre quarti offensiva, mancando però poi in fase di rifinitura. È vero, come dice De Boer, che la partita poteva finire 4-1, ma l’Inter è stata pericolosa quasi soltanto su calcio piazzato.
Il problema principale è la lentezza con cui si sviluppa la manovra e la difficoltà nella transizione dover da un calcio fisico e diretto come quello di Mancini ad uno più ragionato, imperniato sul controllo della palla e degli spazi come quello proposto dal FdB
In questo senso si sono viste cose buone e altre meno buone. Di buono c’è stata la volontà da parte dei giocatori di disporsi correttamente in campo per creare i triangoli e i quadrati intorno al portatore di palla che sono tratto caratteristico del gioco olandese. Di contro, diversi protagonisti si sono trovati in grande difficoltà: i due interni di centrocampo, Medel e Kondogbia, hanno mostrato a tratti una grave sofferenza. Con i difensori centrali o Banega in possesso di palla sia il cileno che il francese tendevano spesso a venire incontro, schiacciandosi verso il loro regista basso, non garantendo quindi la superiorità posizionale e le conseguenti utili opzioni di passaggio al portatore.

quando gli interni si allungano bene oltre la linea di pressione del Palermo, sono spesso disposti con una cattiva postura, dando le spalle alla porta avversaria.jpg
Quando gli interni si allungano bene oltre la linea di pressione del Palermo, sono spesso disposti con una cattiva postura, dando le spalle alla porta avversaria

Quando anche i due centrocampisti riuscivano a guadagnare campo e ad allungare la squadra, garantendo finalmente delle opzioni a Banega, lo facevano facendosi trovare in una scorretta postura corporale, cioè di spalle alla porta avversaria. Se questi difetti saranno correggibili, resta tutto da dimostrare visto che sia Kondogbia che Medel sono centrocampisti da sempre abituati a ricevere palla sui piedi e non hanno nel loro DNA la capacità di garantire quell’attacco alla profondità e quelle spaziature che invece si richiedono a due interni nel 4-3-3. A queste difficoltà si è aggiunta poi quella della posizione di Banega, le cui qualità sono innegabili ma la cui adattabilità al ruolo di vertice basso di un centrocampo a tre è, ancora una volta, tutta da dimostrare. Il centrocampista argentino ha mostrato buona qualità nella fase difensiva, recuperando 11 palloni, e attitudine al comando delle operazioni, dirigendo con autorevolezza i compagni. Tuttavia, è stato spesso in difficoltà sulla pressione avversaria, tanto è vero che il gol rosanero è venuto da un pallone sanguinosamente perso dall’ex Siviglia in azione di uscita.
Sempre in fase offensiva, il calcio che De Boer predica si fonda sulla ricerca delle fasce laterali e per questo il tecnico chiede ai suoi terzini di giocare molto alti. Contro il Palermo questo non sempre è avvenuto. In particolare è mancato Santon che specie nel secondo tempo (anche a causa di una condizione fisica precaria), ha avuto problemi nell’assecondare le richieste del suo allenatore. Dal canto loro, gli esterni offensivi hanno palesato difficoltà nell’uno contro uno, non guadagnando quasi mai la superiorità numerica. Preoccupa in questo senso la prestazione di Eder che dovrebbe invece avere nel duello diretto e nella capacità di creare superiorità numerica con il dribbling una delle sue caratteristiche migliori.

LE NOTE POSITIVE
La nota positiva della fase offensiva dell’Inter è venuta dal fatto che, in situazione di palla esterna, i centrocampisti dell’Inter sono stati diligenti nell’accompagnare l’azione d’attacco con Medel, Kondogbia e l’esterno offensivo di fascia opposta abili a buttarsi in area di rigore, non lasciando così Icardi isolato negli ultimi 16 metri.
In fase di non possesso è stato importante il lavoro dei due centrali difensivi, sia nelle marcature preventive sia negli scivolamenti laterali per andare a coprire lo spazio lasciato libero dall’avanzata dei terzini. Al termine della partita, sia Miranda che Murillo avevano recuperato ben 7 palloni a testa, con il colombiano autore di 3 tackle vincenti e il brasiliano di 2. Con una coppia centrale formata da questi due giocatori, De Boer potrà anche rischiare, almeno in alcune partite, di giocare a schema puro, cioè di attaccare accettando l’uno contro uno in fase difensiva sull’eventuale contropiede avversario.
La manovra generale della squadra è poi migliorata con l’ingresso di Candreva. L’ex laziale ha infatti subito mostrato le sue capacità nel saltare il diretto avversario e nel mettere palloni precisi al centro dell’area.

LE PROSPETTIVE FUTURE
L’Inter osservata contro il Palermo ha compiuto un netto passo in avanti rispetto a quanto messo in mostra contro il Chievo all’esordio in campionato. Fin dall’inizio i Nerazzurri hanno dato l’idea di voler mettere in pratica quanto chiede De Boer, cioè un tipo di calcio offensivo nel quale il possesso palla sia funzionale alla ricerca del gol. Miranda, Murillo e Banega hanno tutti mostrato le proprie qualità nel palleggio, con una percentuale di passaggi riusciti rispettivamente del 92, 90 e 89%, facendo così intendere quale possa essere il loro contributo nella costruzione dal basso, altra caratteristica richiesta da quel tipo di calcio propositivo che piace a De Boer.
Le statistiche di @11tegen ci mostrano proprio come il passing game dell’Inter sia migliorato rispetto alla partita precedente.

11tegen.jpg
Certamente si sono notate delle lacune, sia strutturali che tattiche. Che ci sia da lavorare è indubbio, come è innegabile che si debba lasciare a De Boer il tempo di plasmare la squadra secondo i proprio concetti di gioco. Il lavoro maggiore, come detto, dovrà essere fatto sul centrocampo, dove si potrà continuare l’esperimento di un Banega alla Pirlo oppure provare a schierare l’argentino qualche metro più avanti, da interno. Medel e Kondogbia dovranno migliorare per riuscire a giocare ai lati di Banega ma non sarebbe da scartare l’ipotesi di sostituire uno dei due con il più adatto Brozovic (mercato permettendo). Rimane il problema delle fasce laterali. Gli esterni difensivi a disposizione di De Boer non sembrano al momento in grado di garantire quella qualità in fase offensiva che il tecnico olandese richiede. In avanti, soprattutto contro squadre chiuse come il Palermo, sembra inoltre imprescindibile la qualità di Candreva.

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