Amarcord

Un’estemporanea dichiarazione d’amore ad Antonio Cassano

Antonio,

ho letto che ti alleni da solo e ti cambi con i magazzinieri. Posto che è probabile che i magazzinieri siano persone migliori, molto più umane della stragrande maggioranza di quelle che troveresti nello spogliatoio della prima squadra, resta il terribile dolore di saperti infelice ed emarginato. Antonio io ti voglio bene dal giorno in cui mi regalasti un grande dolore, l’attimo in cui il tuo talento irridente esplose in quei due tocchi tra Blanc, Panucci e Peruzzi e proprio contro la squadra che amavi ti consacrasti grande, grandissimo. Nel mondo dei talenti meccanici e degli atleti senza colore né anima tu sei sempre stato il contrario esatto dell’omologazione. Sei un bellissimo matto Antonio, tu e la tua dipendenza dal frigorifero, tu e il rifiuto delle regole e delle imposizioni, tu e gli smutandamenti, le corna agli arbitri e le linguacce. Son tutte cose che sappiamo e che ricorderemo sorridendo quando sarà davvero finita e non avrai più voglia. Le cassanate di una vita, gli intermezzi comici tra un gesto tecnico sublime e l’altro. Zizou disse che raramente aveva visto uno forte come te, ti definì più talentuoso di Totti e nonostante ci fossero un po’ di antipatia e campanile a condizionare il giudizio come dargli torto? C’è questa tua foto che mi commuove da sempre, tu bambino con la sacca dell’Inter davanti a un furgone rosso, i pantaloni corti e la camicia buona.

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Hai l’espressione un po’ imbronciata di chi quella camicia la soffre, ai tuoi piedi la sacca da calcio che ai tempi io comprai per sentirmi giocatore, scarpone com’ero. Tu probabilmente non sapevi cosa fartene, al limite l’orgoglio dei colori, la scuola Inter che ebbe la fortuna di ospitare il tuo clamoroso talento. Per anni ho sperato arrivassi da noi, per anni ho sofferto in silenzio quando tutta San Siro ti insultava. Pensavo ma che cazzo fate, è Antonio Cassano l’interista! Poi è successo, quando ormai non me l’aspettavo più. Una sola stagione, 28 presenze e 8 gol, poca corsa e tantissima classe. Quelle culate al marcatore avversario per tenerlo a distanza e poi irriderlo, gli scambi di prima con Milito e Palacio, la dignità e l’orgoglio nerazzurri rivendicati nel tunnel degli spogliatoi a quel Tagliavento sfuggente e un po’ troppo arrogante per chi è cresciuto per strada. Te ne sei andato, rimpianto da pochi e nell’indifferenza di troppi. Io ero tra quei pochi. Noi non abbiamo mai combattuto fianco a fianco Antonio, ma c’è un verso meraviglioso dell’Enrico V che voglio dedicarti oggi, non importa se lo leggerai mai, poco importa se te ne frega qualcosa o farai il broncio come spesso ti capita, magari con la mano davanti alla bocca per non farci capire cosa ne pensi.

We few, we happy few, we band of brothers;
For he to-day that sheds his blood with me
Shall be my brother; be he ne’er so vile,
This day shall gentle his condition

Non abbiamo combattuto insieme Antonio o forse sì, culata dopo culata siamo diventati fratelli, noi pochi, noi felicemente pochi, noi banda di fratelli: perché chi oggi verserà il suo sangue sarà per me fratello, per quanto sia umile di nascita, questo giorno lo nobiliterà. Tu sei il mio Enrico V Antonio, io il fratello di umili origini che nonostante sia uno scarpone ha sempre combattuto al tuo fianco.

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Ho letto che ti alleni da solo e ti cambi con i magazzinieri. Antonio io non ho le chiavi della Pinetina e ad Appiano non conosco più nessuno, ma ti giuro che per te le ruberei e mi allenerei lì con te, i magazzinieri e tutti quelli che ti vogliono bene. Non essere triste, non ti curar di loro, non meritano nemmeno uno smutandamento indignato. Rimani sempre così Antonio, il migliore di tutti, Antonio Cassano l’Interista

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One thought on “Un’estemporanea dichiarazione d’amore ad Antonio Cassano

  1. Angelo ha detto:

    BEh! Forse scomodare Shakespeare è un pò troppo, ma certo è che il calcio non è più per chi ha talento, oggi si vedono solo ragazzotti che corrono tutti dietro al pallone e se non riescono a prenderlo, sicuro la tibia non la mancano. Questa è l’evoluzione del calcio voluta da esemplari come Arrigo Sacchi, dove il talento non conta nulla, ma conta la squadra che deve ottener la quadra e se non ti aggrada puoi tornare sulla strada.

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