#votantonio

candreva

Da Aron Winter al profeta Hernanes, da Bobo Vieri a Stefano Lombardi. La Lazio è stata per noi un canale privilegiato per smerciare e comprare stelle o presunte tali. Pochi campioni veri, alcuni pipponi veri, certune mezze tacche, talune neanche mezze.
Da Formello alla Pinetina sono passati in parecchi.

Ecco una piccola guida non esaustiva di chi è arrivato e andato. Conti, numeri, rendimento, ricordi, rimpianti e cazzeggio per raggiungere infine la certezza che l’acquisto di Antonio Candreva è uno dei più azzeccati.

E poi perché rinfrescare la memoria fa bene, specie l’estate.

 

winter2

Aron Winter
Iniziamo dal timido Aron. Giocatore di colore e di origine ebraiche nato a Paramaribo, capitale dell’ex colonia olandese del Suriname. Alla Lazio è accolto dalla tifoseria con calore e una scritta amichevole: “Winter Rauss”. Centrocampista di piede e di cervello, con buoni tempi di inserimento. Uno di quei manufatti che l’Ajax produce in serie come l’Ikea fa con la libreria Billy. 21 gol nella Lazio in quattro anni, uno a solo a Milano (e proprio alla Lazio) in tre. Pagato 5 miliardi di lire nel 1996 se ne va nel 1999 dopo un anno in cui cambiamo più allenatori che pedalini. Ha il tempo di vincere una coppa Uefa (1998), e portare l’Inter al secondo posto in campionato (dietro a Moggi).
#rimpianti

Christian-Vieri-Inter

Bobo Vieri
L’australiano Bobo arriva nel 1999 con un’esplosione di denari. 90 miliardi di lire (45 milioni di euro), non tutti cash. Bobo è tanta roba – 190 partite 123 gol – ma ha la sfortuna di arrivare nell’epoca dei telefoni svizzeri. Con lui si vince solo una Coppa Italia nel 2005. Voleva essere di più ma è solo Bobo Vieri.
#wannabe

simeone_inter

Diego Pablo Simeone
Uno dei pochi a fare il percorso inverso, Pinetina-Formello. A Milano arriva nel 1997. Lo preleviamo dall’Atletico Madrid. Con lui vinciamo una Coppa Uefa e arriviamo secondi in campionato (dietro a Ceccarini e Iuliano). Viene inserito nell’affare Vieri con una valutazione di 20 miliardi di lire, e non smetterò mai di nominare invano l’Altissimo per quella sciagurata decisione. Alla Lazio vince uno scudetto, ci sfila una Coppa Italia (nel 2000 battendoci in finale andata e ritorno con un gol), una Supercoppa Italiana e ci segna uno dei 4 gol del 5 maggio 2002 (non esultando, e questa cosa non si dimentica).
#tornatiprego

peruzzi

Angelo Peruzzi
Angelone Peruzzi lo vuole Lippi a tutti i costi. Abbiamo Pagliuca ma gli preferiamo il viterbese perché il mister lo preferisce (gli allenatori alle volte sono proprio stronzi). Resta un anno (1999-2000), neanche il tempo di farsi un giro alle Varesine, e lo mettiamo su un treno per Roma. In cambio pretendiamo dalla Lazio 33 miliardi di lire più Marco Ballotta (valutato 7 miliardi), come secondo del francese Frey. A Roma resta sette anni.
#graziemisterlippi

crespo

Hernan Crespo
Pagato 30 milioni nel 2002. La sua prima stagione è costellata di infortuni; 18 partite in campionato con 7 gol, 9 in Champion’s League dove arriviamo fino alle semifinali. Torna tre anni più tardi dopo aver giocato con Chelsea e Milan: 20 goal in 62 partite ma soprattutto 3 scudetti, 2 Supercoppe Italiane e il titolo di capocannoniere in Coppa Italia nel 2006. Oggi allena, ma lo vogliamo ricordare come una persona capace.
#attributi

sinisa

Sinisa Mihajlovic
Arriva a Milano nel 2004 da svincolato, alla bellezza di 35 anni. Non è più quel ragazzo che nel 1990 vinse la Coppa dei Campioni con la Stella Rossa a Bari contro l’Olympique e neanche l’uomo che ha guidato la Lazio per anni. Diciamolo: è un anziano giocatore che al Mancio piace per puntellare la difesa e lo spogliatoio. Non ha corsa, nemmeno velocità, ma è uno che nel campo sa starci anche con una sola gamba. Picchia come un fabbro e tira da Dio. Più che il giocatore contrattualizziamo il suo piede sinistro. E ci va bene. Con quello ci fa vincere una Coppa Italia contro la Roma (2005).
#usatosicuro

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Giuseppe Favalli
Ex capitano della Lazio, mancino, buone capacità difensive, discreta corsa. Arriva nel 2004 spompato, perché richiesto da Mancini e perché non costa nulla neanche lui. Se ne va due anni dopo al Milan senza infamia e senza lode. E fa male perché da allora cominciamo a vincere tutto.
#chesfiga

Dejan-Stankovic

Dejan Stankovic
Dejan arriva nel freddo inverno del 2004 e rimane fino al 2013. Lo paghiamo quanto un pacchetto di noccioline (alla Lazio vanno 4 milioni più Pandev), ma con lui ci sfamiamo intere generazioni di interisti. È un giocatore irripetibile. Con lui vinciamo tutto. Tra le 29 reti si segnala un gol al volo da 54 metri contro il Genoa a Marassi (in porta c’era Amelia, l’anno era il 2009), e uno al derby con un tiro dal Piazzale Angelo Moratti. Il resto è storia.
#monumento

Goran-Pandev

 Goran Pandev
Lo prendiamo dal Belasica per 250mila euro a 16 anni. Lo alleviamo con amore e lo cediamo alla Lazio (via Spezia e Ancona), per 4 milioni nel 2004. Lo riprendiamo nel 2009 a zero lire dopo un braccio di ferro tra lui e Lotito e una rescissione del contratto che vede impegnato anche Kofi Annan. 46 partite, 8 gol, sei trofei vinti (molti da spettatore), una perla a Monaco che ci regala il passaggio ai quarti di Champions nel 2011.
#natoconlacamicia

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Davide Faraoni
Non proprio un ragazzo fortunato. A Milano arriva nel 2010 a 19 anni a parametro zero dopo un’operazione al crociato. Neanche il tempo di sbarcare a Milano che lo portano al Niguarda per un virus contratto in Egitto in vacanza. Il 2010 lo termina con la Primavera (con la quale vince un Viareggio). L’anno successivo Claudio Ranieri lo lancia, ma non troppo distante. Finisce la sua esperienza con un gol al Parma (nel 2012) e poi scompare nelle serie minori.
#cisiamovisti

cesar

César Aparecido Rodrigues
Brasiliano di San Paolo, è il primo terzino sinistro a giocare con la maglia numero dieci. La Lazio lo preleva per 5 milioni nel 2001 dal Sao Caetano. Gioca 86 partite segna 13 reti. Arriva nel 2006 con la formula del prestito e il passaggio di due Primavera nerazzurri alla Lazio: Guilherme Siqueira (classe ’86) e Alberto Quadri (classe ’83, allora in forza al Pizzighettone). Ha 31 anni, indossa il 31 di maglia, ma di partite ne gioca molte meno. Lo prendiamo per uno dei tanti capricci di Mancini. Lo utilizza in 8 gare, quasi tutte in Coppa Italia. L’anno successivo lo spediamo al Corinthias e poi a Livorno. Purtroppo torna, nel 2007. Mancini lo rivuole ma lo impiega in modo saltuario. Quando se ne va il Mancio lo svincoliamo, sfiniti. Con poco sudore vince due scudetti. Finisce la carriera nel Pescina.
#ancoratu

conceicao

Sergio Paulo Marceneiro da Conceição
Fa un percorso simile al Cholo, ma paragonarli è come mettere a confronto Santa Maria Goretti con Moana Pozzi. Ala destra, buon piede, zero sostanza. Arriva all’Inter nel 2001 via Parma. È l’anno in cui prendiamo anche Toldo dalla Fiorentina. Al Parma dieci miliardi di lire più un magro, ma per poco, Sebastien Frey. In nazionale è l’ombra di Figo, all’Inter solo un’ombra e pure sbiadita. Ce ne sbarazziamo alla chetichella nel 2003 dopo una quarantina di partite, un gol e la sensazione di aver preso una grossa sòla.
#ciaone

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Francesco Colonnese (detto Ciccio)
Ciccio Colonnese da Potenza è al centro di uno degli scambi più inutili della storia del calcio. Dopo due stagioni dignitose con l’Inter di Gigi Simoni nell’Inter che dietro schierava Bergomi, Salvatore Fresi e Taribo West, nel 2000 Colonnese ci saluta dopo 56 presenze condite da 2 reti (Empoli e Bari) e se ne va alla Lazio. Le due società si scambiano lui e Stefano Lombardi con una valutazione reciproca di 16 miliardi di vecchie lire. All’epoca era prassi per far quadrare fittiziamente i bilanci. Colonnese non è Ronaldo, ma è uno tosto. Lombardi è un signor nessuno che a Milano rimane sei mesi senza mai giocare una partita.
#allaparideche

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Julio Ricardo Cruz
El Jardinero (il giardiniere) arriva a Milano nel 2003 via Bologna.È una prima punta elegante e letale. È alto 1,90 ma tecnicamente non ha nulla da invidiare a nessuno. Oscilla tra la panchina e un posto da titolare ma quando entra o gioca fa sempre male. Con l’Inter vince 4 scudetti, due Coppe Italia e tre Supercoppe Italiane. Se ne va nel 2009 a 35 anni, tanti, dopo 203 partite e 79 gol a dimostrazione della sua immensa classe. Non si può parlare di una cessione vera e propria ma la fine di un percorso. Alla Lazio rimane stancamente un anno.
#adavercene

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Tommaso Rocchi
Tommasino Rocchi arriva all’Inter nel 2013 a metà stagione e alla veneranda età di 36 anni. Lo compriamo per 500mila euro per coprire quella pazzesca catena di infortuni che colpiscono la squadra allenata da Andrea Stramaccioni. Ma è come acquistare una mozzarella scaduta da due mesi sperando che sia ancora fresca. 13 presenze, tre gol. Lontano ricordo di quel giocatore che fu nella Lazio.
#finecorsa

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Hernanes
Anderson Hernanes de Carvalho Viana Lima, meglio noto come il Profeta, è l’oggetto misterioso del calcio italiano. Mazzarri vuole a tutti i costi questo centrocampista ambidestro. Facciamo carte false per strapparlo a Lotirchio nel gennaio del 2014. 18 milioni più una fetta (piccola) di culo. 42 presenze, sette gol, ma la sensazione di non saperlo dove vederlo giocare. Neanche il Mancio lo sa. Non gli trova mai un ruolo preciso. La avanza, lo retrocede lo mette a destra, a sinistra, spesso in panca. Incide poco e male. Lo impacchettiamo e lo spediamo a Torino.
#ambisola

candreva2

Antonio Candreva
Nel ruolo di esterno destro è il più forte italiano in circolazione. Ha la sola pecca di avere 29 anni (l’usura per uno che macina chilometri è sempre un fattore da tenere in considerazione), e di essere un capriccio di Mancini (come tutti i capricci dura poco). Ma tra tutti quelli citati, dopo Stankovic, mi sembra il nostro miglior affare fatto con Lotito. Il prezzo è alto, da lui ci aspettiamo molto, ma se resiste per altri due anni potrebbe darci enormi soddisfazioni.
#votoantonio

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