Ma io preferisco Maurito

 

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Gonzalo Higuain sarà il giocatore più pagato tra quelli che militano nella Juventus e in Serie A. Sette milioni e mezzo (li scrivo in lettere così fanno meno male). Li vale? Per me li vale tutti. Higuain è forte, punto. Nei tre anni del Napoli, tralasciando il tempo trascorso al Real (poi qualcuno mi deve spiegare perché gli è stato preferito uno come Benzema), ha fatto l’impossibile. Si è inventato gol da orgasmo, di destro, di sinistro, di testa, d’anticipo, in progressione, fintando, dribblando, bevendo un chinotto, cadendo sull’ipotenusa. Ha segnato da ogni posizione e in qualsiasi occasione. E sa fare tutto.
Higuain è una macchina da gol.

Ma non è l’attaccante più forte all’interno dell’area di rigore.

E qui vi volevo. Sarò pazzo ma, in quello spazio, negli ultimi sedici metri del campo, Mauro Emanuel Icardi Rivero, nato a Rosario in Argentina, 23 anni fa da madre argentina e padre piemontese e, ahimè, coniugato con la soubrette-agente Wanda Nara, è più forte. All’interno dell’area di rigore ha un fiuto che vale quello di Bobo Vieri prima che la figa lo sommergesse in maniera definitiva. Meno esplosivo, più plastico, un tantino più veloce, di sicuro più cinico.
Lo ripeto, il capitano è più forte. E vi do quattro ragioni, alcune serie altre meno, per rifletterci sopra e convincervi che questa mia affermazione non sia solo frutto di un’opprimente canicola (almeno dalle mie parti). Quattro considerazioni che mi convincono che il più grande acquisito per la nostra squadra potrebbe essere proprio la mancata cessione di Mauro (lo chiamo per nome perché per me è come un fratello).

 

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1) Icardi è più giovane.
E’ più o meno la considerazione che ha fatto Wanda quando lo ha messo a confronto con Maxi “El Galina” Lopez sul suo yacht, scegliendo poi il primo. Mauro ha 23 anni, Gonzalo ne ha 29. Nel calcio non è un particolare di poco conto. Giunture, muscolatura, ginocchia, di solito (non vorrei portare sfiga ad alcuno) reagiscono in maniera differente (chiedere a Milito dopo l’anno del Triplete). Potenzialmente, poi, Mauro ha margini di crescita enormi, inimmaginabili. È ancora da plasmare, non è al suo apice ed è abbastanza arrogante da voler arrivare. Di Higuain sappiamo tutto. Il che non vuol dire che abbia terminato la sua corsa, ma di sicuro il suo ipotetico mol (margine operativo lordo), l’indicatore di crescita e redditività, è risicato.

 

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2) I gol non mentono
E’ giovane, ma non solo. Segna anche. A 23 anni è il giocatore più prolifico della Serie A. Nessuno ha segnato quanto lui alla sua età. 57 reti per 8mila e 900 minuti giocati. Sembra un po’ il calcolo della serva, e forse lo è, ma i numeri, poi in fondo, non mentono mai. Mauro ogni due partite la butta dentro. La sua propensione al gol è di poco superiore a quella che aveva Higuain alla sua stessa età. Nei primi tre anni a Real Madrid (2007-2010) Gonzalo ne ha fatti 32 prima di esplodere in maniera definitiva l’anno successivo con 27 reti in una stagione.
Non solo. Negli ultimi anni è cresciuto anche come uomo squadra. Non è più l’attaccante solitario y final, come lo era stato fin dai tempi delle cantera del Barcellona, ha scoperto anche cosa vuol dire il sacrificio e il significato della parola squadra dispensando assist (otto). Lo avesse fatto prima Osvaldo avrebbe fatto in tempo a fare un altro figlio in Italia.

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3) ADL non è fesso
Si può dire tutto di Aurelio De Laurentis, ma non si può negare che il presidente del Napoli abbia il fiuto per gli affari quando si tratta di intuire il potenziale dei giocatori (ve la ricordate la fioritura di Cavani tanto per fare un nome?). Nel periodo di corteggiamento a Mauro, oltre che promettere un set per Wanda (senza specificare quale), il nostro aveva già pronto un contratto molto ricco con una blindatura da 100 milioni di euro. Più di quella che aveva pensato per Higuain che pure veniva dal Real Madrid e aveva alle spalle, ma anche davanti, una fama da uomo partita.

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4) Il mio amico non è un fesso.
Qualche giorno fa mi sento con un mio amico. Un bravo giornalista, che tifa una squadra minore, con una promettente carriera televisiva. Uno che il calcio lo conosce, lo mastica e lo rende fruibile anche a un pakistano amante del cricket. Uno che ce l’ha con Mancini reo di aver chiesto una pletora di giocatori alla società e di averli bruciati come cerini (Shaqiri, Podolski, Telles, Melo e via di questo passo), e questo me lo rende ancora più simpatico.
Mi chiama e mi dice: “Siete impazziti? Volete davvero vendere Mauro Icardi?”.
La sua obiezione partiva da un mio post cazzaro su Facebook. Nel quale sostenevo, alquanto alterato dopo l’ennesimo capitolo “Wanda lo vende”, che piuttosto che assistere alle paturnie cinematografiche della Nara avrei preferito vedere la coppia volare via da Milano. Con un bel gruzzolo in mano, immaginavo si potesse allestire una corposa lista della spesa.
Sapete come funziona la cosa. Prima di essere allenatori siamo soprattutto direttori sportivi, almeno fino a settembre di ogni anno. E io non faccio eccezione. Come se avessi un ruolo dirigenziale da difendere mi sono calato nei panni di un Ausilio qualsiasi cercando di trovare una logica dietro a una possibile cessione.

Ma non ce n’è.

Il mio amico ha ragione. Maurito non si vende. Non si può vendere. Non se vogliamo essere competitivi nel giro di due anni (voglio stare largo), non se aspiriamo a tornare in Champions. Mauro vale molto più dei 60 milioni offerti da ADL. Non ha prezzo. È un giocatore per il quale vale costruirci una squadra attorno, sul quale puntare in maniera pesante per almeno un lustro. Può essere l’elemento rigenerante.

Perché Mauro non è un Higuain qualsiasi.

6 pensieri riguardo “Ma io preferisco Maurito

  1. TRai Higuain e Icardi … per adesso non c’è confronto … Uno segno una vagonata di goals e sopratutto sa giocare sia dentro che fuori area…… è un giocatore completo che gioca con e per la squadra, Icardi è solo un finalizzatore…non tien na palla manco a pagarlo ….. Ha dalla sua uno straordinario fiuto del goal e l’età …. per il resto ….sconfitte su tutta la linea

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