Ventola e Kallon, attaccanti

di Cristiano Carriero

Sono uno di quelli che avrebbe accompagnato all’aeroporto Hector Cuper la notte del suo esonero. Ma per ringraziarlo, e parlargli. Gli avrei detto che in fondo gli ho voluto bene, che non è stata mica colpa sua se a un certo punto Gresko è impazzito o se quella semifinale maledetta è andata così. Ogni volta che ripenso alla parata di faccia di Abbiati sento che mi manca qualcosa. Ci manca qualcosa, a tutti. Forse l’urlo più grande. Quello rimasto in gola.

Kallon che impazzisce di gioia, ed entra nella storia del calcio. Oba Oba che fa un’altra capriola, Toldo che ride di gusto. Ma io non sono riuscito ad accompagnare all’aeroporto Cuper, e nemmeno so che fine ha fatto Kallon, l’attaccante con il numero 3, quello che avrebbe potuto cambiare la storia e invece è rimasto l’educata riserva di Vieri e Ronaldo nella prima stagione della rivoluzione Cupernicana, quella che più di altre si è avvicinata ad un trionfo.

«Benvenuto all’Inferno», così disse Bobo all’hidalgo argentino appena arrivato. Ma Hector ha due grandi meriti: il primo è aver telefonato a Zanetti che era già sull’aereo per Madrid, il secondo è quello di aver quasi vinto uno scudetto senza Ronaldo e per larga parte della stagione anche senza Vieri. I due bomber della squadra dei sogni. Li aveva sostituiti con i due attaccanti Ventola e Kallon e chissà come sarebbe andata se il 5 maggio, a giocare quella partita ci fossero stati loro. Altro che i pianti di Ronaldo.

Nicola veniva da Bari, più precisamente da Grumo Appula e Moratti se ne era innamorato in una partita al San Nicola, quando il ragazzo, appena diciottenne entrò a 15 minuti dalla fine per ribaltare la partita e regalare la salvezza alla mia squadra del cuore (sì, sono un doppiofedista). Senza gli infortuni Ventola sarebbe stato uno degli attaccanti italiani più forti degli anni 2000, invece si è accontentato di una buona carriera da giocatore di provincia (Bergamo la sua seconda casa), di una moglie bellissima di nome Kartica e di un endorsement di Thohir: «Il primo giocatore che mi viene in mente quando penso all’Inter è Ventola».

Lui e Kallon avrebbero fatto qualunque cosa per Cuper. Correvano il doppio degli altri, coprivano, lottavano, si scambiavano posizione. Mai una parola fuori posto; se i bomber mancavano, Cuper poteva stare sereno perché c’erano gli attaccanti. La loro stagione insieme è stata una corsa contro il tempo: l’imperativo era quello di restare aggrappati alla vetta fino a quando non sarebbero tornati loro, Ronaldo e Vieri. Poi non ci sarebbe stato davvero più nulla da fare per gli altri. Abbiamo vissuto quella stagione pedalando assieme a due gregari che ad un certo punto avrebbero dovuto lanciare la volata ai campioni.

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Kallon correva, Recoba decideva. Ventola sgomitava, Vieri scardinava. Come nel derby di ritorno contro il Milan. Ventola si trascina dietro mezza difesa rossonera, tira, Abbiati para il pallone finisce sul ginocchio di Vieri che sentenzia. Da lì in poi sembra tutto in discesa. Si perde in casa contro l’Atalanta ma è una partita che serve a ritrovare Ronaldo, dice Cuper. Con il Piacenza e il Brescia altri spaventi, ma stavolta Ronaldo le decide davvero. Ventola e Kallon spariscono dal satellite dell’allenatore argentino. C’è troppa abbondanza. C’è Vieri, c’è il Fenomeno ritrovato, c’è Recoba che dipinge come mai prima di allora e addirittura decide come a Lecce o contro la Roma in casa in quella che (sembra) la partita dell’anno.

La Juve rimonta, ma Cuper se ne accorge davvero solo dopo il gol di Nedved a Piacenza. Quel giorno l’Inter pareggia a Verona contro il Chievo nella partita in cui Ronaldo segna e sbrocca e qualche interista pessimista inizia a pensare che forse sì, si può buttare tutto all’aria anche questa volta. Della partita del 5 maggio non ricordo le loro facce. Kallon non viene mai inquadrato, la regia si sofferma un istante su Ventola, negli spogliatoi con la pettorina. Prima della partita, ma già con l’aria di chi non è convinto che si andrà a trionfare. Tutt’altra immagine mi trasmetterà otto anni più tardi Thiago Motta, squalificato, prima della finale contro il Bayern. Un giro di campo, con il figlio in braccio e il volto di chi sa che quella partita non la perderà mai.

Ventola e Kallon no. Hanno gli occhi malinconici di chi ha tirato fino alla vetta aspettando i campioni che non sono mai arrivati. O che sono arrivati cadendo ad un metro dal traguardo. Vi abbiamo voluto bene Mohamed e Nicola, sappiatelo. Siete stati coraggiosi, importanti, e la mano possente di Cuper sapeva di posarsi ogni volta su un cuore che batteva forte. Vuoi per l’emozione, vuoi per la voglia di spaccare il mondo, vuoi per l’incoscienza. Nella stagione in cui cercavamo due bomber, trovammo due attaccanti.

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