Quando esce il calendario

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Il calendario della Serie A è quella cosa che accendi il computer, avvii l’apposito programmino, scrivi il nome di 20 squadre dentro altrettante feritoie e a un certo punto pigi “invio”. Dopo un nanosecondo su un maxischermo appaiono 19 quadrati. Ognuno contiene 10 righe di testo in cui i nomi delle 20 squadre sono accoppiati due a due, e questi accoppiamenti sono tutti diversi

(ohhhhhhhhhhhh)

e nessuno dei 19 quadrati è uguale all’altro, tipo il Sudoku. E’ una tecnica perfezionata negli anni, in tempi meno recenti affidata a un esercito di amanuensi che ci metteva tutta l’estate e, ora, a un dito indice che una sera pigia “invio” e bòn, è fatto. Il risultato, oggi come ieri, è lo stesso. Ciascuna delle squadre iscritte – l’Inter, poniamo – affronterà le altre. Tutte. E per ben due volte, una in casa e una in trasferta, per un totale di 38 partite.

Cioè, è così e basta.

Provo a spiegare. Non è possibile, per esempio, affrontare quattro volte l’Atalanta per evitare lunghe trasferte (nel senso: rinuncio a Palermo e Crotone e chiedo di andare tre volte a Bergamo, tanto più o meno sono uguali). Nè giocare con la Juve meno di due volte (accampando problemi di sicurezza o incompatibilità caratteriale: ne facciamo tre con il Toro e una con la Juve, va bene lo stesso?). O tre volte con il Milan (metti che dopo andata e ritorno serva la bella: tiro via Udine che è scomoda, per dire).

Una volta assodato tutto questo, il tifoso medio, pregno di un’infantile curiosità, procede all’esame critico del calendario. L’ordine di lettura è di solito questo: prima giornata (“vediamo dove si inizia, non vedo l’ora, wow!”), ultima giornata (“vediamo dove si organizza la festa scudetto”), partita con il Milan, partita con la Juve, stop, il resto conta quel che conta. Ma questa è la modalità easy.

Inspiegabilmente, di fronte alla fredda oggettività matematica di un calendario, a un mese dall’inizio del campionato e a 40 giorni dalla fine del mercato, con le squadre – compresa la tua – in divenire, nel bailamme intellettuale che ti coglie nel mezzo tra un’amichevole con la rappresentativa della Valsugana e una col Paris Saint Germain, nella gran parte dei tifosi si scatena la modalità hard.

Così, Chievo-Inter alla prima giornata diventa una “partenza in salita, che bastardi”. Pescara-Inter alla terza, l’11 settembre (la data non facilita le cose), “un colpo basso: chissà che caldo in riva al mare, ricordate la Coppa Davis a Maceiò?”. Inter-Juve alla quarta “l’inizio della fine, ci faranno a pezzi”. Roma-Inter alla settima “il colpo di grazia, che merde”. La serie Milan-Fiorentina-Napoli a cavallo tra novembre e dicembre “un complotto di quegli stronzi della Lega che ci vogliono far retrocedere”.

E poi: quattro soste per la Nazionale, la cui ineluttabilità – in modalità hard – viene seguita da un urlo lancinante, tipo quando Fantozzi apprende dell’improvvisa convocazione del cineforum con il film cecoslovacco sottolitolato in tedesco. E poi: due domeniche che saltano per la sosta natalizia, in virtù di un complotto pluto-cattolico che non riusciamo a scardinare.

E mentre uno (hard) mi spiega che il turno infrasettimanale a Empoli sarà logisticamente dispendioso e l’hanno fatto apposta, e l’altro (easy) che il finale sarà una passeggiata e vinceremo lo scudo con tre giornate di anticipo se non quattro,  io mi tappo le orecchie e faccio la-la-la-la-la e prego intimamente che giunga in fretta in 21 agosto.  Arriviamo, Chievo: non è stagione di pandoro e quindi – è l’unica certezza – giuocheremo leggeri, tiè.

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